A breve disponibile anche la newsletter...

Feed RSS Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su Pinterest Seguici su Youtube

31

01/2012

1984

articolo di Martina Paderni

Categorie Classici Letteratura Romanzo

Leggere questo libro mi ha dato la sensazione che già alla fine degli anni ’40 del secolo scorso il futuro sarebbe già stato scritto. Tutti conoscono la storia delle nazioni aldilà della cortina di ferro: l’omologazione forzata, la sudditanza al partito, la politica fantoccio, gli arresti politicizzati, l’impossibilità di esprimersi liberamente e così via, ma la precisione con cui Orwell ha raccontato tutto questo prima che accadesse, è inquietante.

L’atmosfera che aleggià tra le pagine del romanzo è quella di un grigio scenario post-nucleare dove le città, le nazioni esistono completamente stravolte rispetto a come le conosciamo noi: 3 continenti, l’Oceania, l’Eurasia e l’Estasia in perenne conflitto tra loro non per le loro differenze interne ma per mantenere un equilibrio costante di poteri. Tutto, nel mondo di 1984 è perfettamente controllato e strutturato dalla politica del Grande Fratello che tutto vede e tutto sà. Immaginatevi il continuo ronzio del televisore acceso, intorno a voi pareti di un colore sudicio, in mano un bicchiere di gin Vittoria di origine sintetica addolcito con della saccarina e la costante paura di essere scoperti dalla psicopolizia. Questo è il 1984 che vive il protagonista del romanzo che, a differenza degli altri suoi simili, ha ancora la capacità di ricordare. Ricordare, nel 1984 è un reato, forse il peggiore. Ricordare la propria infanzia, un articolo di cronaca letto qualche anno prima sul Times, il sapore di una birra vera. Perfino la matematica nelle sue certezze viene corrotta dal bipensiero che induce a credere che 2+2=5, che la libertà sia schiavitù, che la guerra sia la pace e che l’ignoranza sia la forza. Proprio davanti all’inacettabile propaganda del bipensiero, per conservare l’ultimo granello di umanità esistente al mondo, Wiston Smith decide di tenere un diario nel quale confessare tutte le verità più oggettive (e quindi inamissibili), le sue emozioni e i suoi ricordi. Questa sua scelta sarà la sua condanna.

1984 è un romanzo molto scorrevole, scritto divinamente e per niente pesante nonostante gli argomenti trattati. Mi ha particolarmente sorpresa la capacità profetica dell’autore (morto del 1950) che, memore delle recenti dittature fasciste, è riuscito ad interpretare alcuni fatti come la dolorosa ascesa delle demoscrazie popolari nell’Est Europa. La società di 1984 non è poi così distante da quella hitleriana ne tantomeno da quella staliniana.

Davanti a tutto questo non possiamo non domandarci se il valore della memoria debba rimanere sempre attuale e costantemente tutelato, se l’opinione personale non vada difesa nel rispetto degli altri e se la propria personalità, la lotta per la verità e il diritto di amare non siano sacrosanti diritti.

George Orwell, 1984, Oscar Mondadori 2010

TI PIACE? TWITTAMI O DILLO SU FACEBOOK

5

Copertina di "1984"
Vedi su amazon.it

I commenti (5)

  • Alessandro Missana
  • Tiziano Marasco
  • Tiziano Marasco
  • Allegria di nubifragi
  • onthewrongside

Lascia un commento