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	<title>La magia di un libro</title>
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	<description>La magia di un libro è un gruppo di amici amanti della lettura e del pensiero libero</description>
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		<title>Moby Dick di Herman Melville</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Di Qual</dc:creator>
				<category><![CDATA[Classici]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ho letto con piacere questo romanzo, considerato una delle  pietre miliari della letteratura americana, che racconta l&#8217;avventura  della baleniera nantuckettese &#8220;Pequod&#8221; durante il suo viaggio a caccia  di balene e capodogli, sparsi in ogni mare del mondo, e in particolare  del folle desiderio del suo capitano Ahab di catturare e<span id="more-3415"></span> uccidere il  grande e leggendario capodoglio bianco, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8854119296/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=lamagidiunlib-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8854119296">Moby Dick</a> appunto.</p>
<p>La bellezza di questo libro scritto a metà ottocento, aldilà dell&#8217;invenzione letteraria narrata, sta soprattutto nella sua veridicità: se infatti il racconto è invenzione (fino a un certo punto però), le   continue divagazioni dell&#8217;autore trasformano il romanzo in una poderosa &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/moby-dick-di-herman-melville/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con piacere questo romanzo, considerato una delle  pietre miliari della letteratura americana, che racconta l&#8217;avventura  della baleniera nantuckettese &#8220;Pequod&#8221; durante il suo viaggio a caccia  di balene e capodogli, sparsi in ogni mare del mondo, e in particolare  del folle desiderio del suo capitano Ahab di catturare e<span id="more-3415"></span> uccidere il  grande e leggendario capodoglio bianco, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8854119296/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=lamagidiunlib-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8854119296">Moby Dick</a> appunto.</p>
<p>La bellezza di questo libro scritto a metà ottocento, aldilà dell&#8217;invenzione letteraria narrata, sta soprattutto nella sua veridicità: se infatti il racconto è invenzione (fino a un certo punto però), le   continue divagazioni dell&#8217;autore trasformano il romanzo in una poderosa &#8220;enciclopedia del mare&#8221; e in saggio storico e filosofico allo stesso tempo.</p>
<p><a href="http://www.melville.org/">Melville</a> fa tesoro della sua esperienza sulle baleniere avuta qualche anno prima e con la penna ci impartisce una lezione sulle mille sfaccettature di un modo antico di vivere e di cacciare; le sue digressioni si mescolano perfettamente con la cronologia degli avvenimenti a bordo dell&#8217;imbarcazione, la sua scrittura è intrisa della sfuggente malinconia dell&#8217;uomo che ha compreso l&#8217;imminente cambiamento, quasi a immaginare la grottesca vergogna che diventerà la caccia alle balene (e non solo quella) del futuro.</p>
<p>Nell&#8217;immensità dell&#8217;oceano <a href="http://www.melville.org/">Melville</a> riflette sul rapporto tra uomo e il creato, trasformando la spedizione della Pequod in una enorme metafora: la balena bianca, un leviatano dalle sembianze mostruose, rivela il lato terribile e vendicativo della natura, la paura pura e sublime che si cela dentro il cuore di ciascun uomo a cui la baleniera, nell&#8217;incarnazione del suo pazzo capitano che per vendicarsi del torto subito anni prima da quello stesso cetaceo trascina tutto il suo equipaggio nella folle e pericolosa impresa, va dritta incontro.</p>
<p>È ciò che rende questo libro un&#8217;opera viva che tratta della vita, dove non mancano neppure ragionamenti sulla politica (da dove provengono gli ufficiali e i marinai?), la religione e la società dell&#8217;epoca.</p>
<p>Insomma un capolavoro.</p>
<p>Con un lieto fine.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8854119296/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=lamagidiunlib-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8854119296">Moby Dick</a>, di <a href="http://www.melville.org/">Herman Melville</a>. Casa editrice <a href="http://www.newtoncompton.com/autori/m/herman-melville">Newton Compton</a></p>
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		<title>Manna e miele, ferro e fuoco &#8211; Giuseppina Torregrossa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Pranio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Mi sono accinta alla lettura di questo romanzo in maniera piuttosto scettica, ma non so spiegarne il motivo.</p>
<p>In realtà, pagina dopo pagina, questa storia ti entra nelle vene, e Romilda diventa la<span id="more-3167"></span> protagonista della tua vita oltre che del libro stesso.</p>
<p>Romilda Gerardi è una bambina sfortunata perché nasce in una famiglia povera della Sicilia di fine 800, ma al tempo stesso ella è amata e desiderata in maniera viscerale da quei genitori che tanto avevano bramato la loro prima figlia femmina.</p>
<p>Maricchia e Alfonso, madre e padre della piccola, si accorgono subito che la piccola ha un dono &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/manna-e-miele-ferro-e-fuoco-giuseppina-torregrossa/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono accinta alla lettura di questo romanzo in maniera piuttosto scettica, ma non so spiegarne il motivo.</p>
<p>In realtà, pagina dopo pagina, questa storia ti entra nelle vene, e Romilda diventa la<span id="more-3167"></span> protagonista della tua vita oltre che del libro stesso.</p>
<p>Romilda Gerardi è una bambina sfortunata perché nasce in una famiglia povera della Sicilia di fine 800, ma al tempo stesso ella è amata e desiderata in maniera viscerale da quei genitori che tanto avevano bramato la loro prima figlia femmina.</p>
<p>Maricchia e Alfonso, madre e padre della piccola, si accorgono subito che la piccola ha un dono speciale; Romilda, prima ancora di sillabare la prima parola, stabilisce un legame con le api, le quali le ronzano intorno cullandola e proteggendola dai pericoli esterni.</p>
<p>Romilda si rifugerà nelle api ogni volta in cui la vita le sarà avversa, a cominciare dal momento in cui suo padre deciderà di concederla in sposa a Don Francesco, barone di Ventimiglia, mentre la figlia è ancora bambina.</p>
<p>La piccola verrà costretta a lasciare i suoi boschi, a conoscere la crudeltà umana dell&#8217;uomo nonostante la sua agiatezza economica, ad esplorare la maternità ancora adolescente, esperienza che la esproprierà di se stessa.</p>
<p>Ma Romilda sopporterà, grazie agli insegnamenti di suo padre che spesso le ripeteva &#8220;&#8230;che ogni pianta fruttifica con straordinaria generosità quando viene privata del nutrimento&#8230;&#8221;, il gelo che si verrà a creare con quel marito che altro non è che un anziano sconosciuto.</p>
<p>E finalmente, piena di una nuova e matura consapevolezza e seguita nel suo cammino dalle sue amiche api, incontrerà l&#8217;amore.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/880461756X/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=lamagidiunlib-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=880461756X">Manna e miele, ferro e fuoco</a>. Di <a href="http://giuseppinatorregrossa.com/">Giuseppina Torregrossa</a>. Casa editrice <a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880460866">Mondadori</a></p>
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		<title>Francesca che si è messa d’impegno a schivare gli specchi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Missana</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo di Solidago]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Francesca Vidoli ha la tentazioni fortissima di guardarsi allo specchio. Ma non ci riesce, anzi, evita proprio di farlo. Ha paura. Di che cosa? Se dovesse fronteggiarsi davanti a uno specchio, ‘occhi su occhi’ teme di spararsi addosso un sonoro e irricevibile CRETINA!<br />
Lo ha sempre fatto, di specchiarsi ‘occhi su occhi’. Fin da bambina. Prima di tutto gli occhi. Il resto a seguire. Viso, collo, capelli, petto… tutta insomma la superficie della sua pelle lei l’ha sempre attentamente scrutata. Ma come lo fa qualsiasi donna. Cioè per ottenere dallo specchio delle banali conferme estetiche: sono ancora carina? oddio, non &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/francesca-che-si-e-messa-d%e2%80%99impegno-a-schivare-gli-specchi/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Francesca Vidoli ha la tentazioni fortissima di guardarsi allo specchio. Ma non ci riesce, anzi, evita proprio di farlo. Ha paura. Di che cosa? Se dovesse fronteggiarsi davanti a uno specchio, ‘occhi su occhi’ teme di spararsi addosso un sonoro e irricevibile CRETINA!<br />
Lo ha sempre fatto, di specchiarsi ‘occhi su occhi’. Fin da bambina. Prima di tutto gli occhi. Il resto a seguire. Viso, collo, capelli, petto… tutta insomma la superficie della sua pelle lei l’ha sempre attentamente scrutata. Ma come lo fa qualsiasi donna. Cioè per ottenere dallo specchio delle banali conferme estetiche: sono ancora carina? oddio, non avrò già delle rughe! no, guarda che pelle fresca… etc. etc.<br />
Gli occhi, invece, lei non si è mai limitata solamente ad osservarli. Fra gli occhi che guardavano di Francesca e gli occhi di Francesca che rispondevano dallo specchio si è sempre instaurato piuttosto un ragguardevole dialogo muto. Un tête a tête irrinunciabile, quotidiano, come se in quel preciso momento lei prendesse contatto con se stessa: “ci sei sempre dunque… eccoti lì… <em>en avant</em> cara”. Come se  gli occhi <em>intimi</em> che interrogavano e gli occhi riflessi nello specchio appartenessero a due persone leggermente diverse, le quali però fronteggiandosi ‘occhi su occhi’ si rassicurassero a vicenda.<br />
<em>Per questo motivo mi sono sempre guardata allo specchio?</em> Si chiede Francesca. Specchi di casa, specchi dei bar, specchi dell’ospedale<span id="more-3408"></span>, vetrine, finestrini del treno e del metrò, specchi retrovisori…<br />
Adesso invece, per la prima volta, Francesca scantona. Rinuncia a quella fondamentale presa di contatto. Passa davanti allo specchio del vecchio mobile di famiglia. Passa di profilo, guardandosi un tantino con la coda dell’occhio. Intravede la sua sagoma. Lo sa che è minuta, che è diritta. Arriva solo fino a metà dello specchio, perché è piccolina, anche con i tacchi alti.<br />
Di solito si piace. <em>Sono una bambolina, sono un donnino.</em><br />
Adesso, da un po’ di tempo, crede di piacersi un po’ meno, anche se della persona che sta passando di sguiscio intravede solo una vaghissima ombra.<br />
<em>Forse, se mi guardassi una buona volta, scoprirei che mi sono leggermente incurvata. Forse sono diventata ancora più piccola. Forse sono diventata una donnina secca. Da quanto non mi guardo allo specchio? Da settimane, ormai. Lo immagino benissimo cosa direbbe il mio sguardo, se mi guardassi diritta negli occhi…</em><br />
Scavalcato vigliaccamente lo specchio dell’armoire, Francesca schiva anche la porta a specchio che immette nella camera di sua madre (<em>una pacchianata quella porta!</em>). Abbassa cioè la maniglia tenendo gli occhi leggermente socchiusi. Entra e si posiziona subito a fianco della comoda poltrona collocata di fronte alla finestra, dove la madre se ne sta adagiata con lo sguardo perso nel nulla “Come va, oggi, mamma?”<br />
Nessuna risposta. Ma è usuale che sua madre faccia così, da un po’ di tempo.<br />
<em>Chissà come andrà a finire</em>. Francesca se lo chiede, anche se lo sa benissimo. La mamma va ricoverata, perché a casa costituisce un grosso pericolo. Per se stessa, innanzitutto. Si è già dimenticata che solo qualche giorno prima ha tentato di catapultarsi dalla finestra che dà sul cortile? C’è voluta tutta la sua forza di donnina minuta, ma robusta, per impedire a quella sconsiderata di mettere in atto il suo proposito. Adesso la porta finestra è stata blindata, ma non si sa mai.<br />
Francesca procrastina la decisione, in realtà, perché ha paura di stare da sola in quella casa grande. La casa che è sempre appartenuta alla sua famiglia. E dove, prima di sposarsi, ci viveva anche Sonia. La casa che, sciaguratamente, lei ha ipotecato, di recente, per finanziare i progetti di quel disgraziato, disgraziatissimo del suo ex fidanzato.<br />
Percorrere il lungo corridoio scuro che divide in due l’appartamento (la parte che dà sulla strada, la parte che dà sul cortile) le ha fatto venire in mente il giorno prima un vecchio film di Polanski. Lì, nel lungo corridoio, va sul sicuro, nel senso che di specchi non ce n’è punto. Ma potrebbero spuntare delle braccia dai due muri e quelle braccia potrebbero palparla dappertutto, mentre lei cerca di correre via, assalita da un conato di disgusto. Mani che la perlustrano dappertutto, mani che la violano. Ohi ohi!<br />
No, per fortuna non si è ancora ridotta a tal punto. Le braccia non le ha viste semplicemente perché non esistono. Nessuno l’ha palpata. Lei non proverebbe d’altronde una particolare repulsione ad essere palpeggiata. Lei non è la giovane donna pazza del film di Polanski,  per fortuna. Lei è sana. Per il momento. Ha un solo grosso problema, Francesca, a parte la madre. Non si trucca più da settimane, non va più dal parrucchiere. Si lava la faccia a occhi chiusi, si pettina voltando le spalle allo specchio del bagno. Si veste alla cieca. <em>Speriamo che al pensionato non se ne siano accorti. Non mi piace essere presa per una sciattona.</em></p>
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		<title>La cucina degli ingredienti magici di Jael McHenry</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Novella Donelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ginny, giovane ragazza riservata ma soprattutto molto timida, causa la prematura scomparsa dei genitori si ritrova in un mondo diverso da quello al quale era abituata. La sua casa viene “invasa” da parenti e amici ma soprattutto dalla sorella che la vuole spingere a decisioni che<span id="more-3396"></span> vanno contro la sua natura.<br />
Ed è così che la giovane sfoga i suoi malesseri in quello che ha sempre amato: cucinare. Proprio grazie a questa passione si rende conto di poter evocare i fantasmi dei parenti morti proprio cucinando una loro ricetta. Le si apre un mondo fatto di domande ma anche di &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/la-cucina-degli-ingredienti-magici-di-jael-mchenry/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ginny, giovane ragazza riservata ma soprattutto molto timida, causa la prematura scomparsa dei genitori si ritrova in un mondo diverso da quello al quale era abituata. La sua casa viene “invasa” da parenti e amici ma soprattutto dalla sorella che la vuole spingere a decisioni che<span id="more-3396"></span> vanno contro la sua natura.<br />
Ed è così che la giovane sfoga i suoi malesseri in quello che ha sempre amato: cucinare. Proprio grazie a questa passione si rende conto di poter evocare i fantasmi dei parenti morti proprio cucinando una loro ricetta. Le si apre un mondo fatto di domande ma anche di risposte, di conferme e di perplessità. La domanda che più ricorre è: che cos’è la normalità? In sua sorella Amanda che insiste per vendere la casa di famiglia e portare Ginny a vivere con lei??? O proprio nella sua stravagante personalità che ogni tanto la spinge a chiudersi dentro un armadio per sentirsi al sicuro???<br />
Credo che anche il lettore vengo spinto a questa domanda ma la risposta viene con una semplicità unica, tutti siamo normali ma nello stesso tempo non lo siamo. È una lettura coinvolgente, dove la fantasia ci porta a ripercorrere anche le nostre passioni e in cui la cucina e il cucinare ci coinvolgono.<br />
Alla fine Ginny riuscirà ad avere la vita che vuole e, grazie alla sua cucina, a superare anche tante paure.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8863800707/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=lamagidiunlib-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8863800707">La cucina degli ingredienti magici</a> di <a href="http://www.jaelmchenry.com/">Jael McHenry</a>, casa editrice <a href="http://www.corbaccio.it/scheda.asp?editore=Corbaccio&#038;idlibro=7373&#038;titolo=LA+CUCINA+DEGLI+INGREDIENTI+MAGICI">Corbaccio</a> </p>
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		<title>Tutti i santi giorni &#8211; Michele Serra</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:53:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fontana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[giorni]]></category>
		<category><![CDATA[i]]></category>
		<category><![CDATA[michele]]></category>
		<category><![CDATA[santi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Serra">Michele Serra</a> (Feltrinelli, 162 p.)</p>
<p>Come ho già accennato, mi è successo di vivere all&#8217;estero. Non tanto, nove mesi in tutto, ma abbastanza da capire quanto lo &#8220;stare&#8221; sia diverso dal viaggio, dalla vacanza, dall&#8217;esperienza. Senza un&#8217;idea di casa all&#8217;orizzonte, perché si è<span id="more-3349"></span> già a casa; anche se nuova e diversa, e non appartiene ancora. <em>&#8220;Per mia natura&#8221;, </em>scrivevo invece in altre pagine<em>&#8220;, sento spesso la necessità di distaccarmi saltuariamente dai posti in cui vivo o lavoro per cercare una situazione in cui privarmi della familiarità che gli stessi inevitabilmente (e fortunatamente) comportano; come se non mi riuscisse, </em>&#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/tutti-i-santi-giorni/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Serra">Michele Serra</a> (Feltrinelli, 162 p.)</p>
<p>Come ho già accennato, mi è successo di vivere all&#8217;estero. Non tanto, nove mesi in tutto, ma abbastanza da capire quanto lo &#8220;stare&#8221; sia diverso dal viaggio, dalla vacanza, dall&#8217;esperienza. Senza un&#8217;idea di casa all&#8217;orizzonte, perché si è<span id="more-3349"></span> già a casa; anche se nuova e diversa, e non appartiene ancora. <em>&#8220;Per mia natura&#8221;, </em>scrivevo invece in altre pagine<em>&#8220;, sento spesso la necessità di distaccarmi saltuariamente dai posti in cui vivo o lavoro per cercare una situazione in cui privarmi della familiarità che gli stessi inevitabilmente (e fortunatamente) comportano; come se non mi riuscisse, nelle situazioni in cui sono presente, di osservare le cose nel loro insieme e avessi bisogno di un&#8217;ambientazione neutra per trovare la giusta oggettività. Così, di tanto in tanto, vado a leggere i giornali in un caffè. Ma non li leggo del tutto, per lo più li sfoglio in attesa che qualcosa mi colpisca&#8221;. </em>Il giornale, insomma, si riduce a pretesto per entrare in una sala, in un bar, e sentirsi stranieri, ed è stato singolare che questo cliché sia stato il primo a mancarmi quando, straniero, lo sono stato davvero. Londra era bellissima, piena di inconsuetudini, e non c&#8217;era un posto dove leggere <em>l&#8217;amaca</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Serra">Michele Serra</a>.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Serra">Michele Serra</a> è nato nel 1965, a ventun anni ha cominciato a scrivere (per <a href="http://www.unita.it/">l&#8217;Unità</a>) e da allora, per vivere, non ha fatto nient&#8217;altro; è noto per essere stato co-fondatore della più importante (e da tempo defunta) rivista satirica del Paese (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_(periodico)">Cuore</a>) e dal 1996 collabora con <a href="http://www.repubblica.it">la Repubblica</a>, occupandosi, appunto, di una rubrica fissa: <em>l&#8217;amaca</em>. Venti righe libere, ogni giorno, che mi sono mancate sinché, nella sezione italiana della libreria di Westminster, ho notato <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807490463/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=lamagidiunlib-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8807490463">Tutti i santi giorni</a>, e un po&#8217; non ci credevo.</p>
<p>Personalmente almeno, non è solo la raccolta di sette anni di <em>amache</em>; per il legame che si crea tra autore e lettore (che qualcuno ha definito <em>&#8220;effetto Serra&#8221;</em>), leggere questo libro è un&#8217;esperienza agrodolce; come sbirciare in un diario che non è il nostro, ma parla di noi. Non è per tutti; ma a quei pochi, è il caso di dirlo, lo consiglio di cuore.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807490463/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=lamagidiunlib-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8807490463">Tutti i santi giorni</a> di Michele Serra, casa editrice <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000643">Feltrinelli</a></p>
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		<title>La fattoria degli animali &#8211; George Orwell</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Paderni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Classici]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Storico]]></category>
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		<category><![CDATA[degli]]></category>
		<category><![CDATA[fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[George]]></category>
		<category><![CDATA[la]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nel 1943 <a href="http://www.george-orwell.org/">Orwell</a> inizia a scrivere <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-fattoria-degli-animali.php?pn=2885">Animal Farm</a>, che terminerà nel febbraio dell&#8217;anno successivo. Inizialmente il manoscritto gli viene rifiutato da parecchi editori per le chiarissime allusioni allo stalinismo, a quel tempo<span id="more-3195"></span> (durante la II Guerra Mondiale) alleato con le democrazie capitalistiche contro il nazifascismo.</p>
<p>Ma, a pensarci bene, quali allusioni al comunismo ci possono essere in un libro dove i protagonisti sono degli animali d&#8217;allevamento? In realtà <a href="http://www.george-orwell.org/">Orwell</a> ha saputo ricreare, all&#8217;interno di una proprietà contadina, la stessa atmosfera che si respirava nell&#8217;est Europa successivamente alla Rivoluzione d&#8217;Ottobre. Gli animali della Casa Patronale del signor Jones decidono di ribellarsi al loro padrone-aguzzino (e complessivamente &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/la-fattoria-degli-animali-george-orwell/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1943 <a href="http://www.george-orwell.org/">Orwell</a> inizia a scrivere <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-fattoria-degli-animali.php?pn=2885">Animal Farm</a>, che terminerà nel febbraio dell&#8217;anno successivo. Inizialmente il manoscritto gli viene rifiutato da parecchi editori per le chiarissime allusioni allo stalinismo, a quel tempo<span id="more-3195"></span> (durante la II Guerra Mondiale) alleato con le democrazie capitalistiche contro il nazifascismo.</p>
<p>Ma, a pensarci bene, quali allusioni al comunismo ci possono essere in un libro dove i protagonisti sono degli animali d&#8217;allevamento? In realtà <a href="http://www.george-orwell.org/">Orwell</a> ha saputo ricreare, all&#8217;interno di una proprietà contadina, la stessa atmosfera che si respirava nell&#8217;est Europa successivamente alla Rivoluzione d&#8217;Ottobre. Gli animali della Casa Patronale del signor Jones decidono di ribellarsi al loro padrone-aguzzino (e complessivamente al genere umano) aspirando ad una società gestita dagli animali stessi dove ogni creatura a quattro zampe sia uguale. L&#8217;occasione di sovvertire il sistema capita quando l&#8217;allevatore si dimentica di dar da mangiare alle bestie; a quel punto gli animali insorgono e scacciano il signor Jones prendendo le redini della fattoria. Inizialmente ogni cosa sembra andare per il verso giusto: il cibo a disposizione aumenta, si avvia una processo di istruzione e ogni animale può agire liberamente seppur rispettando sette semplici comandamenti decisi da due maiali (Palladineve e Napoleone), i quali si curano di gestire l&#8217;organizzazione generale della proprietà che nel frattempo ha cambiato il suo nome da &#8220;Casa Patronale&#8221; a &#8220;Fattoria degli animali&#8221;. Purtroppo la felicità iniziale si esaurisce velocemente, facendo spazio a invidie reciproche e competizioni disastrose: il maiale Napoleone inscena un colpo di stato riuscendo a scacciare Palladineve (il Trotsky della situazione) diventando così il despota assoluto nella fattoria. Lentamente Napoleone riscrive la storia della Rivoluzione degli Animali additandosi come principale fautore della rivolta e benefattore di tutte le bestie. Vengono riscritti i sette comandamenti e alla fine anche il principale slogan &#8220;quattro gambe buono, due cattivo&#8221; cambia in &#8220;quattro gambe buono, due meglio&#8221;. Benchè spesso al cavallo Boxer, all&#8217;asino Trifoglio e alle galline del pollaio sembri di ricordare che all&#8217;inizio la Rivoluzione si era posta come obiettivo finale il benessere di tutti gli animali, appare sempre più evidente che solamente i maiali godono di un elevato tenore di vita benchè non alzino un dito nel lavoro nei campi o nel costruire l&#8217;ambito mulino. I maiali costruiscono così, alle spalle delle altre creature, un sistema basato sulla corruzione e sulla falsità, sul terrore e lo sfruttamento; addirittura non si risparmiano di inscenare processi fittizi incolpando qualche animale di spionaggio e quindi giustiziandolo (essì che uno  dei comandamenti iniziali era &#8220;nessun animale ucciderà un altro animale&#8221;).</p>
<p>Benchè si tratti di un romanzo breve, mi è venuta la pelle d&#8217;oca davanti all&#8217;assoluta sovrapponibilità della storia della Fattoria degli animali e della storia reale, quella delle persone vittime delle purghe staliniane, dei gulag, della miseria e dello sfruttamento, ingannate nella speranza di un mondo equo e giusto, e prese in giro da slogan incitanti allo stacanovismo e al sacrificio di ogni libertà d&#8217;espressione. <a href="http://www.george-orwell.org/">Orwell</a> non ha risparmiato davvero nessun lato del fallimento della rivoluzione socialista in Unione Sovietica associando Stalin all&#8217;ingordigia di un maiale. è d&#8217;effetto la scena finale in cui Trifoglio, spiando dentro la residenza ufficiale dei maiali, vede la seguente scena:</p>
<p><em>Dodici voci urlavano rabbiose, ed erano tutte uguali. Non c&#8217;era più alcun dubbio su ciò che era successo alla faccia dei maiali. Dall&#8217;esterno le creature volgevano lo sguarda dal maiale all&#8217;uomo, e dall&#8217;uomo al maiale, e ancora dal maiale all&#8217;uomo: ma era già impossibile distinguere l&#8217;uno dell&#8217;altro.</em></p>
<p><a href="http://www.george-orwell.org/">Orwell, George</a> (2011), <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-fattoria-degli-animali.php?pn=2885">La fattoria degli animali</a>, <a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880449252">Mondadori</a> Ed., Milano.</p>
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		<title>Cecità di José Saramago</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 13:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Milito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cecità]]></category>
		<category><![CDATA[josé]]></category>
		<category><![CDATA[saramago]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un automobilista qualunque, normale quanto può esserlo un uomo, viene improvvisamente colpito da una cecità totale, immotivata, fuori da ogni possibile comprensione scientifica.</p>
<p>La sua è una cecità che ha colpito occhi perfettamente sani, è una cecità<span id="more-3243"></span> bianca, nel senso che, invece di essere sprofondato nelle tenebre, il poveretto vede tutto bianco, un bianco di una luminosità &#8211; manco a dirlo &#8211; accecante e, quel che è peggio, contagiosa. Nel giro di qualche ora, infatti, tutti coloro che sono venuti a contatto con l’uomo (per primi l’oculista cui si era rivolto con urgenza, gli altri tre pazienti presenti in sala &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/cecita-di-jose-saramago/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un automobilista qualunque, normale quanto può esserlo un uomo, viene improvvisamente colpito da una cecità totale, immotivata, fuori da ogni possibile comprensione scientifica.</p>
<p>La sua è una cecità che ha colpito occhi perfettamente sani, è una cecità<span id="more-3243"></span> bianca, nel senso che, invece di essere sprofondato nelle tenebre, il poveretto vede tutto bianco, un bianco di una luminosità &#8211; manco a dirlo &#8211; accecante e, quel che è peggio, contagiosa. Nel giro di qualche ora, infatti, tutti coloro che sono venuti a contatto con l’uomo (per primi l’oculista cui si era rivolto con urgenza, gli altri tre pazienti presenti in sala d’attesa, la sua stessa moglie), perdono la vista in un effetto a catena incontrollabile.</p>
<p>I primi contagiati vengono internati in un ex manicomio, in uno stato di quarantena a tempo indeterminato, regolato da dettami spietati che nulla conservano di umano se non le vuote formule con cui vengono quotidianamente elencati da un altoparlante: i ciechi sono liberi di organizzarsi come meglio credono, nessuna assistenza verrà fornita loro dall’esterno.</p>
<p>Un uomo, dunque, da cui tutto parte. E una donna, la moglie del medico cui lo sventurato si rivolge, che spontaneamente si fa internare per restare accanto al marito ma che manterrà inspiegabilmente la vista mentre il resto del mondo lentamente la perderà e con essa perderà anche qualsiasi capacità di autocontrollo, solidarietà e dignità, tutte  caratteristiche che, dalla notte dei tempi, l’essere umano considera proprietà essenziali della propria natura.</p>
<p>Sarà a partire dal gruppo dell’unica donna che ha mantenuto la vista, i cui componenti sono riusciti a difendere la loro umanità &#8211; espressa in un sentimento diffuso di solidarietà tra i membri stessi e verso gli altri ciechi  &#8211; che si riaccenderà una fiammella di speranza o, meglio, si spegnerà la luce accecante che li incatenava.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807721821/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=lamagidiunlib-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8807721821">Cecità</a> è un libro difficile da leggere a causa dello stile dell’autore (stile che, non temo di dirlo, non amo particolarmente), costituito di periodi lunghissimi punteggiati di innumerevoli virgole, in cui i dialoghi perdono qualsiasi riferimento grafico (niente doppi punti e aperte virgolette, nessuna pausa tra una battuta e l’altra, gli scambi sono immediati e si susseguono come su un teleschermo più che sulle pagine di un libro), in una specie di Brainstorming che affatica un po’ il lettore, ma la cui efficacia è fuor di dubbio.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago">Saramago</a> descrive un’antiutopia di genere Orwelliano ma che, a differenza di <a href="http://www.diunlibro.it/1984-di-george-orwell-la-versione-di-valeria/">1984</a> o del bellissimo <em>Invito a una decapitazione</em> di Nabokov, nulla ha a che fare con agenti oppressori esterni ma solo con &#8211; e questo fa ancora più paura perché non c’è resistenza, ribellione, sete di giustizia che tenga &#8211; l’interiorità di ognuno, irrimediabilmente e colpevolmente intaccata.</p>
<p>Coinvolgente, ansiogeno, di crudissima durezza, il racconto trascina nel proprio mondo allucinante al punto che, anche una volta riemerso dalla lettura, chi legge si sorprende ad aspettare da un momento all’altro che un bianco abbagliante gli invada la vista e, come immerso nel latte ad occhi aperti, si ritrovi ad esclamare “Sono cieco”!</p>
<p>L’autore dipinge (qualcuno direbbe con pessimismo, io direi con realismo) una metafora del nostro tempo in cui l’incapacità di sentimenti solidali ci ha inariditi al punto da restare indifferenti di fronte alle ingiustizie che quotidianamente si compiono davanti ai nostri occhi. Occhi che puntualmente chiudiamo, fingendo o giungendo realmente a non vedere e non riconoscere gli abusi, le prepotenze, le aberrazioni di cui si rende colpevole l’uomo.</p>
<p>E così il manicomio, allegoria del mondo, in cui gli internati si trovano davanti alla possibilità di scegliere una gestione degli spazi e delle risorse che sia finalmente equa e basata sul principio di solidarietà, non diventa altro che una copia grottesca della realtà ad esso esterna in cui i più forti e prepotenti prendono il comando sulla maggioranza più debole e spaventata, affamandola, gravandola con richieste di pagamento in cambio del cibo che basterebbe per tutti ma che i ciechi malvagi lasciano marcire, piuttosto che distribuirlo gratuitamente e in abbondanza ai loro simili</p>
<p>Spietato, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago">Saramago</a> ci mostra cosa possiamo diventare se privati di quel senso dominante da cui facciamo dipendere la quasi totalità della nostra attività, delle nostre percezioni (compresa quella del bene e del male, del giusto e dello sbagliato), cosa possiamo giungere a commettere sapendo di non poter essere visti e non dovendo più temere lo sguardo accusatore dello specchio, quanto in basso possa arrivare la natura umana quando perde il saldo appiglio della razionalità e si smarrisce nel buio, anzi, nell’abbagliante cecità della ragione.</p>
<p style="text-align: center"><em>“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”</em></p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807721821/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=lamagidiunlib-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8807721821">Cecità</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago">José Saramago</a>, casa editrice <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807721823/Cecita/Jose_Saramago.html">Feltrinelli</a></p>
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		<title>Scoperte archeologiche non autorizzate, di Marco Pizzuti</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 13:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Missana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Esoterico]]></category>
		<category><![CDATA[Storico]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie scientifiche]]></category>
		<category><![CDATA[archeologiche]]></category>
		<category><![CDATA[autorizzate]]></category>
		<category><![CDATA[marco]]></category>
		<category><![CDATA[non]]></category>
		<category><![CDATA[pizzuti]]></category>
		<category><![CDATA[Scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Seguendo il filo di <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__rivelazioni-non-autorizzate.php?pn=2885">Rivelazioni non autorizzate</a> (ne abbiamo già parlato <a href="http://www.diunlibro.it/rivelazioni-non-autorizzate/">qui</a>), oggi voglio passare al secondo libro di <a href="http://www.altrainformazione.it/wp/">Marco Pizzuti</a>: <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__scoperte-archeologiche-non-autorizzate.php?idsearch=4321814?pn=2885">Scoperte archeologiche non autorizzate</a>. Ho comprato e letto questo libro soprattutto grazie<span id="more-3273"></span> all&#8217;ottima impressione che mi ha lasciato il precedente. In realtà non sono dei libri che si completano a vicenda. Si possono leggere tranquillamente nell&#8217;ordine voluto, non vi è una trama che si percorre da uno all&#8217;altro. Comunque rimangono strettamente legati tramite il filo conduttore che racchiude tutti i contenuti: scoprire, analizzare e spiegare (al limite del possibile) cose, avvenimenti e fatti storici non compatibili &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/scoperte-archeologiche-non-autorizzate-di-marco-pizzuti/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguendo il filo di <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__rivelazioni-non-autorizzate.php?pn=2885">Rivelazioni non autorizzate</a> (ne abbiamo già parlato <a href="http://www.diunlibro.it/rivelazioni-non-autorizzate/">qui</a>), oggi voglio passare al secondo libro di <a href="http://www.altrainformazione.it/wp/">Marco Pizzuti</a>: <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__scoperte-archeologiche-non-autorizzate.php?idsearch=4321814?pn=2885">Scoperte archeologiche non autorizzate</a>. Ho comprato e letto questo libro soprattutto grazie<span id="more-3273"></span> all&#8217;ottima impressione che mi ha lasciato il precedente. In realtà non sono dei libri che si completano a vicenda. Si possono leggere tranquillamente nell&#8217;ordine voluto, non vi è una trama che si percorre da uno all&#8217;altro. Comunque rimangono strettamente legati tramite il filo conduttore che racchiude tutti i contenuti: scoprire, analizzare e spiegare (al limite del possibile) cose, avvenimenti e fatti storici non compatibili con le versioni ufficiali della storia e dell&#8217;archeologia.</p>
<p>Con la sapiente narrazione di <a href="http://www.altrainformazione.it/wp/">Pizzuti</a>, che lo contraddistingue da tutti gli altri autori dello stesso genere da me letti, scopriamo un mondo in cui le certezze non sono più tali. Ciò che prima era assodato come reale e veritiero, ora assume un aspetto più incerto.</p>
<p>In questo articolo voglio solo toccare di sfuggita gli argomenti di <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__scoperte-archeologiche-non-autorizzate.php?idsearch=4321814?pn=2885">Scoperte archeologiche non autorizzate</a>; non voglio rovinare la sorpresa del lettore quando avrà in mano il libro. La sensazione comunque non è quella di un mondo delle favole, ben ricamato dall&#8217;autore, ma di un mondo concreto, che si discosta dalle versioni ufficiali troppo spesso lacunose. Chi leggerà il libro non potrà evitare di farsi delle domande. Saranno domande legittime, domande a cui molto probabilmente nemmeno gli &#8220;esperti&#8221; sapranno dare una risposta convincente.</p>
<p>Il lettore scoprirà nuove informazioni sull&#8217;archeologia e sulle antiche scienze proibite, sui reperti archeologici e sulle lavorazioni tuttora impossibili o quasi; sulla vera età della sfinge, sulle tecniche costruttive uguali in continenti diversi, molto tempo prima di Cristoforo Colombo; e ancora sulla perfezione matematica incredibile della piramide di Cheope, sull&#8217;alchimia e le &#8220;opere&#8221; di pietrificazione di <a href="http://www.dipaiml.unifi.it/anatomia/segato/index.htm">Girolamo Segato</a>, e di <a href="http://2.bp.blogspot.com/-J_mgAEoyXok/Tgm4qSd72PI/AAAAAAAAB40/U4umifOCHPE/s1600/cristo_velato.jpg">altre</a> ancora senza un autore ben preciso.</p>
<p>Tutto questo lo si può trovare nella prima parte del libro, mentre la seconda (più corta) viene dedicata a &#8220;la stirpe dei re&#8221;, partendo dalle migrazioni dei popoli durante il processo di deglaciazione, passando per gli Esseni e il Cristianesimo, ai Merovingi e all&#8217;ordine templare, e arrivando a toccare la Massoneria.</p>
<p>Questo è sicuramente un gran bel libro, che riassume, senza scadere nel surreale, molti dei dubbi (risolvendone alcuni) che il mondo accademico e scientifico si è posto e di cui, ancora, non ha trovato una risposta (sensata).</p>
<p><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__scoperte-archeologiche-non-autorizzate.php?idsearch=4321814?pn=2885">Scoperte archeologiche non autorizzate</a> di <a href="http://www.altrainformazione.it/wp/">Marco Pizzuti</a>, casa editrice <a href="http://www.edizionilpuntodincontro.it/libro-scoperte-archeologiche-autorizzate-p-764.html">Edizioni Il Punto d&#8217;Incontro</a></p>
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		<title>Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 12:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jessica Urban</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[avendo]]></category>
		<category><![CDATA[Focault]]></category>
		<category><![CDATA[io]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[mia]]></category>
		<category><![CDATA[Michel]]></category>
		<category><![CDATA[mio fratello]]></category>
		<category><![CDATA[Pierre]]></category>
		<category><![CDATA[Rivière]]></category>
		<category><![CDATA[sgozzato]]></category>
		<category><![CDATA[sorella]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diunlibro.it/?p=3201</guid>
		<description><![CDATA[<p>“Per <em>capacità di intendere</em> si intende la capacità di riconoscere correttamente il significato e il valore dei fatti e delle azioni, e le loro conseguenze morali e giuridiche, secondo la cultura corrente. Per <em>capacità di volere</em> si intende la capacità<span id="more-3201"></span> di agire (o non agire) come conseguenza di una scelta libera e ragionata.”<br />
“Capacità di intendere e di volere è un concetto legale e non psichiatrico, né psicologico, né scientifico.”<br />
“Una temporanea o totale incapacità di intendere e di volere riduce o addirittura esclude la responsabilità in sede penale.&#8221;</p>
<p>Detto questo, Pierre Rivière è un contadino di 21 anni, altezza &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/io-pierre-riviere-avendo-sgozzato-mia-madre-mia-sorella-e-mio-fratello/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Per <em>capacità di intendere</em> si intende la capacità di riconoscere correttamente il significato e il valore dei fatti e delle azioni, e le loro conseguenze morali e giuridiche, secondo la cultura corrente. Per <em>capacità di volere</em> si intende la capacità<span id="more-3201"></span> di agire (o non agire) come conseguenza di una scelta libera e ragionata.”<br />
“Capacità di intendere e di volere è un concetto legale e non psichiatrico, né psicologico, né scientifico.”<br />
“Una temporanea o totale incapacità di intendere e di volere riduce o addirittura esclude la responsabilità in sede penale.&#8221;</p>
<p>Detto questo, Pierre Rivière è un contadino di 21 anni, altezza 1,62 cm, capelli neri, fronte stretta, occhi rossi, sguardo obliquo, carattere cupo, malinconico e bizzarro. È primo di cinque figli e vive ad Aunay, in Normandia, con il padre e altri due dei suoi fratelli. La sorella e l&#8217;altro fratello vivono invece con la madre, donna lunatica e di brutto carattere, che dati i continui litigi decide di separarsi dal marito.<br />
Il mattino del 3 Giugno 1835 Pierre Rivière si reca nell&#8217;abitazione della madre (incinta di sette mesi), e con una roncola cha ha fatto appositamente affilare per l&#8217;occasione la colpisce più volte al volto e al collo, staccandole quasi la testa. Poi si accanisce sulla sorella di diciotto anni, e, infine, sul fratellino di otto. Dopodichè se ne va completamente insanguinato e con la roncola in mano, e quando viene fermato dai vicini dice a tutti di non preoccparsi, che ha liberato il padre dalle sue pene, e continua per la sua strada. Vive per i boschi per circa un mese, finchè non viene arrestato.</p>
<p>Ed è proprio in prigione che Rivière scrive “<em>Spiegazione in dettaglio dell&#8217;avvenimento occorso il 3 giugno ad Aunay, villaggio della Fauctrie, scritta dall&#8217;autore di quest&#8217;azione</em>”, ovvero quello che è il documento centrale di questo libro, la sua memoria.<br />
Michel Focault più di cento anni dopo raccoglie questa testimonianza unica nel suo genere, assieme alle perizie, agli atti processuali e agli articoli di giornale riguardanti il caso e li mette insieme in questo volume.</p>
<p>Come si può immaginare la memoria è la parte più interessante del libro (e anche la più “difficoltosa” data la scelta di tradurla letteralmente e senza correzioni, rendendo la lettura più faticosa per la quasi totale assenza di punteggiatura) dove Rivière racconta la sua infanzia, il rapporto con l&#8217;amato padre e con la madre da lui odiata per i torti inflitti al marito, la premeditazione, il parricidio, i giorni successivi al delitto e infine l&#8217;arresto.<br />
E qui si pone il problema: Rivière è pazzo?<br />
Può o non può essere considerato come individuo capace di intendere e di volere?</p>
<p>Da una parte la premeditazione così chiaramente e freddamente esposta nella memoria in modo drammaticamente lucido, e dall&#8217;altra un bambino che si “divertiva” a crocifiggere rane e uccellini ai tronchi degli alberi, e la voglia di “liberare” il padre dopo tanti torti subiti&#8230; Rivière racconta anche l&#8217;intenzione di farsi passare per pazzo al momento dell&#8217;arresto, intento però presto abbandonato.<br />
Il delitto non è stato un raptus irrazionale, ma un progetto costruito nei dettagli che viene attuato dopo varie esitazioni. D&#8217;altra parte tutti i conoscenti, compreso il padre, riferiscono di aver sempre pensato che il giovane Rivière non fosse “normale”, dopo vari episodi in cui egli ha manifestato sintomi di follia, tanto da essere definito comunemente come pazzo e imbecille.</p>
<p>La pena: patibolo, taglio della mano e della testa.<br />
Rivière deve essere condannato a morte oppure no?<br />
Le opiniosi all&#8217;epoca dei fatti sono state discordi; la prima perizia effettuata nel carcere poco dopo l&#8217;arresto esclude la follia, successivamente però il dottor Vastel, il medico addetto a uno dei più grandi manicomi di Francia, sostiene l&#8217;infermità mentale. In seguito anche altri sette grandi medici parigini sostengono l&#8217;ipotesi di Vastel.<br />
Al processo, su sei medici consultati, tre sostengono l&#8217;ipotesi di follia, gli altri tre la rifiutano.<br />
Nel 1836 il re Luigi Filippo concede la grazia a Pierre Rivière, e lo condanna a detenzione a vita senza gogna.<br />
Quattro anni dopo Rivière, all&#8217;età di venticinque anni, si toglie la vita.</p>
<p>Questo libro è di quasi quarant&#8217;anni fa, e fa riferimento a fatti accaduti circa centosettant&#8217;anni fa, ma è completamente attuale. Attuale sopratutto per quanto riguarda il tema della pazzia, della capacità di intendere e di volere, di come valutarne l&#8217;eventuale presenza o assenza. O forse il coesistere di entrambi? Un delirio parziale, un intervallo lucido&#8230;<br />
Il libro si limita a riportare i fatti, lascia comunque al lettore il compito di trarre le conclusioni.<br />
Certo, può anche essere letto come un romanzo, ma a mio parere porta con se delle implicazioni che  vanno al di la della semplice lettura, che devono arrivare almento alla riflessione sul significato di questo concetto, di questo termine così comunemente utilizzato e poco compreso: pazzia.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806189778/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&#038;tag=lamagidiunlib-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8806189778">Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello&#8230;Un caso di parricidio nel XIX secolo</a>. A cura di <a href="http://www.michel-foucault.com/">Michel Foucault</a>. Casa editrice <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/pierre-riviere/io-pierre-rivi-re-avendo-sgozzato-mia-madre-mia-sorella-e-mio-fratello-/978880618977">Einaudi</a></p>
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		<title>L’unica estate felice di Philippe Juricci (in arte Leclercq)</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 13:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rolando Solidago</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'angolo di Solidago]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Philippe sta camminando in discesa su un acciottolato verde di muschio. Molti sassi col tempo sono spariti e il percorso è un gruviera di buchi e buchetti. L’ora è la migliore della giornata. Tutti sono ancora al lavoro, negli uffici. Dietro una finestra, al primo piano della casa che gli si para di fronte, dove la stradina fa una brusca curva a destra, intravede un tipo in camicia azzurra chiara che parla al telefono, in piedi, appoggiato di sedere allo stipite della finestra. La testa bionda e ben curata di una segretaria sbuca appena appena visibile nell&#8217;angolo inferiore sinistro della &#8230; <a href="http://www.diunlibro.it/l%e2%80%99unica-estate-felice-di-philippe-juricci-in-arte-leclercq/" class="read_more">[continua a leggere]</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Philippe sta camminando in discesa su un acciottolato verde di muschio. Molti sassi col tempo sono spariti e il percorso è un gruviera di buchi e buchetti. L’ora è la migliore della giornata. Tutti sono ancora al lavoro, negli uffici. Dietro una finestra, al primo piano della casa che gli si para di fronte, dove la stradina fa una brusca curva a destra, intravede un tipo in camicia azzurra chiara che parla al telefono, in piedi, appoggiato di sedere allo stipite della finestra. La testa bionda e ben curata di una segretaria sbuca appena appena visibile nell&#8217;angolo inferiore sinistro della finestra, a pochi centimetri dal tipo. La testa è china. Non sta evidentemente lavorando con il computer. A Philippe viene in mente quella scena buffissima di <em>American Beauty</em>, in cui il padre marine e omosessuale si fa persuaso che il vicino di casa, visibile di schiena nel riquadro di una finestra, stia facendo un certo ‘servizietto’al suo ragazzo, mentre in realtà è chino su una valigia e ci rovista dentro. Ricordando la scena del film, che ha molti addentellati con l’immagine che ha di fronte, al primo piano di quella casa signorile, Philippe ride, accelerando il passo. Ha proprio voglia di un bel bicchiere di rosso. E la mescita che lui frequenta ultimamente è proprio dietro quel angolo.</p>
<p>Niente da fare. Il pensiero di Philippe torna sempre a percorrere le stesse strade. Il bicchiere di rosso non ha saputo scacciare l&#8217;incontro con la direttrice della <em>maison</em> Ricciardi. Che gli ha lasciato un fondo di agitazione nervosa. La megera che gestisce la mescita lo guarda incuriosita. Lo conoscono da un po&#8217; di tempo, lì dentro. È diventato uno dei loro. È amico del maestro. Cos&#8217;ha questa sera Philippe? Perché con lui non c’è la bella ragazza turca con<span id="more-2711"></span> cui si accompagna di solito?</p>
<p><em>Io in verità ho disegnato molto da ragazzo e all’inizio non mi sono mai dedicato, se non sporadicamente, alla pittura ad olio (due o tre quadretti in tutto). Ma da ragazzo non avevo in testa un programma. Né avevo compreso l’urgenza di amalgamare pittura e vita. Raramente disegnavo per saziarmi di immagini inventate. Disegnavo dal vero e disegnavo preferibilmente paesaggi. Mucche e muretti e sentieri nei boschi. Disegnavo quasi solo a matita o a pennarello. Disegnavo andando in giro con un taccuino. A un certo punto, di punto in bianco, ho smesso di disegnare. Probabilmente perché ho realizzato che il mio disegno non andava ‘oltre’, non evolveva. Sempre le stesse mucche normanne. Sempre le stesse linee, tutte di uguale spessore.</em></p>
<p><em>Escludo che io già allora usassi la raffigurazione come integratore dei sogni. Claro che è difficile esserne certi. Però io ricordo distintamente d’aver sognato tanto, da ragazzo. Di una sola cosa sono sicuro. Allora il fatto di riprodurre su carta una realtà qualsiasi mi faceva sentire migliore. Girando con il mio taccuino per i campi di Francia mi pareva di essere un eletto.<br />
Ė vero, facevo anche le cose che fanno tutti i ragazzi, tipo giocare a tennis, andare in bicicletta o in motorino. Avevo amichetti, come gli altri ragazzi. E avevo ragazze che mi piacevano.<br />
Ma dietro questa facciata di circostanza io coltivavo una dimensione intima più alta. I miei compagni avevo in mente poche cose: giocare a pallone, limonare con le ragazze, fare gare in moto, giocare a biliardo. Io non trovavo tutto ciò assolutamente sufficiente.<br />
Difatti ero sempre attaccato alle gonne di qualche adulto: i preti nella mia prima giovinezza, poi i pittori.<br />
Se non potevo attaccarmi a un adulto, mi isolavo, leggevo, mi sforzavo di guardare con gli occhi del pittore i bei paesaggi. Scomponevo una collina come se al mio posto ci fosse stato Çesanne. All’età di 17 anni giravo per la campagna con l’Iliade e dei piselli freschi, per emulare il giovane Werther. Naturalmente l’Iliade mi annoiava e i piselli crudi, senza sale, li mandavo giù solo per dovere. Ma intanto, a furia di divagare da solo per i campi, mi stavo sempre più allontanando dai miei compagnetti. Che se ne erano accorti e mi sfottevano: Philippe le professeur… Philippe le savant&#8230;<br />
Se poi, per non essere più preso in giro, facevo le cose che facevano gli altri ragazzi, in breve mi sentivo svuotato e il mio mondo, nonché il mio avvenire, mi apparivano squallidi e grigi. Solo una volta nella mia giovinezza sono riuscito a sentirmi appagato facendo le cose che fa un qualsiasi ragazzo di campagna. È stata la volta che mio padre, un’estate, mi ha mandato a lavorare presso l’azienda agricola di un suo amico. Sospetto che volesse contrastare la mia indole troppo intellettuale. Però se prendevo un brutto voto a scuola erano casini. Che stronzo! Quelle sere, dopo aver divorato nella cucina dell’albergo una ciotola intera di insalata mista (pomidori, peperoni, sedano, misticanza… che sete che avevo dopo tante ore di lavoro nei campi!), scappavo fuori subito, appena calava la luce, per recarmi in quella specie di aia dove si ballava. A due chilometri dall&#8217;albergo. Lì facevo lo stupido con le ragazze ed ero soddisfattissimo della mia nuova condizione contadina. Lavorare con le mani mi permetteva di uscire dalla cerchia familiare, sentendomi nel pieno diritto di farlo. Improvvisamente mio padre non aveva più alcun potere su di me.</em><br />
“Ho fatto come hai voluto tu. Mi sono messo a lavorare durante le vacanze. Quando gli altri ragazzi se ne stanno in giro a ciondolare sui loro motorini. Che vuoi di più? Adesso decido io cosa fare nelle mie ore libere. Posso uscire di casa senza sentirmi sulle scapole i vostri sguardi di rimprovero. Lavoro anch’io. E sudo e mi rompo le ossa. Contenti?”</p>
<p><em>Si potrebbe dire che quell&#8217;estate io sono stato veramente felice.</em></p>
<p>Philippe è talmente concentrato sui suoi ricordi che non si accorge di quel ombelico nudo che si staglia all&#8217;altezza della sua cintura nel grande specchio che gli sta di fronte.È l’ombelico civettuolo della sua ragazza del momento, la bella ragazza turca, Izmir.</p>
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