“Il darwinismo in sé non ha prodotto l’olocausto, ma senza il darwinismo [...] né Hitler né i suoi seguaci nazisti avrebbero avuto i necessari puntelli scientifici per convincere se stessi e i loro collaboratori che una delle più grandi atrocità della storia mondiale era in realtà moralmente lodevole” R. Weikart, storico.
La fine della seconda guerra mondiale vede l’inizio (in sordina, fino all’esplosione dagli anni ’70 in poi) dell’economia liberista: il darwinismo ne è la base biologica per la competizione necessaria al libero mercato capitalistico. Milton Friedman, probabilmente l’economista liberale più famoso, sostiene che solamente una crisi, reale o percepita, può portare a dei veri cambiamenti. Guardiamo ai nostri giorni, e assistiamo alle liberalizzazioni e alla “monotonia del posto fisso”. Il liberismo è competizione: in altri termini, l’accentuarsi costante e irreversibile della disparità tra ricco e povero.
Se a livello economico il mondo ha intrapreso una strada di non-ritorno (la crisi che stiamo vivendo ora, nel mondo e soprattutto in Italia, ne è la prova oggettiva più lampante, per questo ti consiglio di leggere il saggio gratuito Il più grande crimine di Paolo Barnard), anche a livello sociale non siamo messi meglio. La cultura della non-cultura prevale ovunque. Siamo nichilisti, senza valori e senza scopo. Tutto è il frutto del caso, il più debole soccombe sempre sul più forte e non c’è spazio per sentimentalismi. I raccomandati, i delinquenti, i ladri, i furbi, questi compongono la società forte. Questi comandano. Ma il darwinismo lo giustifica, avviene così in natura e così deve essere anche nella nostra società.
Perché dilungarmi su questa terribile realtà? Di che libro voglio parlarvi oggi?
Il libro che menziono oggi è un libro che smonta, un passo alla volta, la teoria darwiniana dell’evoluzione. Si chiama Le balle di Darwin ed è scritto da Jonathan Wells. Ho deciso di non scrivere troppo a proposito del contenuto, perché sarebbe troppo tecnico, troppo noioso e troppo lungo. Anche se non ne parlo non significa che esso sia senza un fondamento scientifico, così campato in aria. Anzi, secondo Wells la teoria senza un fondamento scientifico sarebbe proprio quella darwiniana. Comunque, ho iniziato l’articolo in questo modo perché, dopo aver enunciato il libro (e le mie idee), le due obiezioni che mi si fanno sono quasi sempre “A che scopo insegnare il darwinismo fin dalle scuole elementari, se questo è palesemente sbagliato” e “Allora tu sei un creazionista e credi che i fossili di dinosauro siano stati messi li da Dio come prova di fede”; alla prima obiezione credo quindi di aver risposto. La seconda denota ignoranza, a volte arroganza e stupidità. Come sempre, non tutto deve essere forzatamente bianco o nero. In questo modo, chi non crede all’evoluzione darwiniana non è detto che, per forza di cose, debba essere un creazionista.
Questo libro non è per tutti. Bisogna avere una buona elasticità mentale e avere delle mini basi di conoscenza. Spero comunque di aver colto almeno l’attenzione di qualcuno. Lo scopo ultimo dell’articolo è di incuriosire e magari provocare una scintilla, quella voglia di conoscenza che va al di là del condizionamento imperante. Se vuoi saperne di più ti invito a leggere questo libro. Per ulteriori approfondimenti puoi consultare anche il blog del biologo Enzo Pennetta, www.enzopennetta.it, o comprare il suo libro (che io non ho ancora letto) Inchiesta sul Darwinismo.
Quello che è, ancora non lo so, ma quello che non è, è sicuramente il darwinismo.
Le balle di Darwin di Jonathan Wells, casa editrice Rubbettino













10/02/2012 alle 17:26
Parafrasando Milhouse “se è scritto in un libro dev’essere vero per forza”
11/02/2012 alle 08:28
Ma Darwin non aveva detto che le sue idee non erano applicabili all’uomo? Tant’è che, per coloro che hanno tentato di dimostrare il contrario, si è inventato il termine “Darwinismo sociale”.
E tale Max Weber poi non aveva detto che il capitalismo è figlio della religione calvinista e protestante?
E ancora, tecnico o no, dato che tratta una materia delicata, forse meritava una analisi più approfondita
11/02/2012 alle 09:01
Allora, da ciò che mi risulta Darwin non ha mai detto una cosa simile (vallo a dire a Dawkins): anzi, a proposito scrisse pure il libro “L’origine dell’uomo” per approfondire i concetti che enunciò ne “L’origine della specie”. Poi, anche che Weber abbia detto ciò che ha detto, è abbastanza innegabile che l’economia liberista si basi su fondamenta darwiniane. E ancora, materia delicata o meno, il mio intento era incuriosire, non elencare tutte le analisi approfondite del libro. Se sei veramente interessato all’argomento sicuramente troverai molti spunti di riflessione tra i link che ti ho fornito (e con qualche ricerca sicuramente anche altrove).
14/02/2012 alle 10:46
Non capisco. Se dismettiamo l’evoluzionismo dobbiamo avere un’alternativa (che non sia il creazionismo): quella di Wells qual è?
14/02/2012 alle 10:59
Be Wells nel libro introduce il concetto di “Disegno intelligente”. Questo purtroppo viene quasi sempre confuso con il creazionismo. Poi, anche tu fai l’errore di chiamarlo evoluzionismo. L’evoluzionismo è semplicemente l’evoluzione di una specie nel tempo. Il darwinismo (così come il creazionismo) non sono altro che una spiegazione di come questa evoluzione sia avvenuta. L’evoluzione è vera proprio per il termine che indica. Diversamente il darwinismo è una teoria, che a quanto pare si basa più su osservazioni che non su vere basi scientifiche. Poi, dicendo che il darwinismo è errato non per forza devo portare un’alternativa valida. Altrimenti, secondo questo modo di ragionare, non potrei più discreditare niente. Immagina una formula di matematica che non sia verificata per un certo valore. Secondo il tuo ragionamento, per dire che non è valida dovrei trovarne una migliore che sopperisca al problema. Non so se mi son spiegato.
14/02/2012 alle 12:25
Ti sei spiegato a meraviglia e anche se non sono d’accordo con la tua obiezione la accolgo volentieri. Leggerò il libro.
14/02/2012 alle 14:32
Fa sempre molto piacere avere uno scambio di opinioni costruttive… anche se divergenti… è il modo che conta, oltre al contenuto :)