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10/2011

L’Industria dell’Olocausto

articolo di Autore cancellato

Categorie Saggi Storico

Prima di recensire L’Industria Dell’Olocausto mi sono fatto un giro su internet per carpire qualche opinione e saggiare gli umori toccati dal pamphlet di Finkelstein. Mi interessano le considerazioni degli altri, mi ispirano e mi incoraggiano a scrivere.

Mi imbatto quindi, al terzo o quarto suggerimento di Google, nel sito Olokaustos che a Finkelstein e al suo best seller dedica diverse pagine: recensione del libro, intervista all’autore completa di prefazione e postfazione.

Bene.. avevo la certezza, non la semplice sensazione, di sapere già (dopo aver dato un’occhiata agli altri contenuti del sito) in anticipo quello che avrei letto: non mi aspettavo naturalmente che la critica di Olokaustos fosse lontana da atteggiamenti “contro accusatori” e magari un po’ vittimisti; d’altronde che i curatori del sito non possano accogliere a braccia aperte la trattazione elaborata da Finkelstein e che anzi appaiano piuttosto irritati da essa risulta ovvio; nonostante tutto sono andato avanti con la speranza di trovare la padronanza necessaria per un efficace contraddittorio capace di offrire un’alternativa concreta alle teorie Finkelstein e e in ultimo ad instaurare un dibattito serio e ponderato, capace di “smontare” le sue affermazioni.

Purtroppo non è andata così.

Il saggio di Finkelstein effettua un’analisi della concertata trasformazione, avvenuta dopo la guerra dei sei giorni, dell’olocausto da evento storico ad arma ideologica utilizzata per scopi economici e politici; attraverso questo risorgimento dall’oblio in cui era sprofondato subito dopo la fine della guerra l’olocausto diventa mezzo di ricatto morale del quale Israele e la comunità ebraica americana si servono costantemente assurgendo a status di vittima e giustificando così un comportamento altrimenti condannabile sotto molti punti di vista.

Ovviamente nel libro c’è molto altro ma in linea di massima questa è l’idea contenuta nell’ ”Industria dell’Olocausto” alla quale risponde con solerzia l’autore di Olokaustos.

Ma è una risposta più al contesto ideologico che avrebbe spinto Finkelstein nella sua ricerca che ai contenuti veri e propri proposti nel saggio; non manca sicuramente la competenza, gli articoli godono di alcuni passaggi davvero brillanti comprensivi di un’acuta analisi su quella parte del tessuto politico e sociale contemporaneo cui il libro sembra aver maggiormente attecchito (me compreso); ma il ragionamento viene a mancare proprio nell’analisi più concreta e profonda del lavoro Finkelstiano; l’autore si addentra in una sofisticata requisitoria e nella sua parabola intellettuale non manca di evidenziare un certo disprezzo per il modus operandi ideologico dello scrittore americano.

Ma non ci siamo, l’invettiva non regge e a rincarare la dose arriva come un proiettile “l’accostamento negazionista”.

E infatti l’intervista si riduce a questo: poche domande per indagare sull’effetto che il libro avrebbe provocato negli ambienti negazionisti e sul “supporto logistico” che questi avrebbero ricevuto dalle teorie riportate in esso.

In questo modo l’autore glissa sui contenuti veri e propri e si gioca una buona occasione per un confronto ragionato.

Forse L’Industria dell’Olocausto accusa a tratti il fatto che Finkelstein sia in qualche modo più assorbito dall’ideale della sua opera che non dal contenuto, tuttavia egli offre una soluzione nuova, la ricerca che propone costituisce un documento importante che anziché essere rigettato andrebbe ampliato, il suo pensiero invece di essere occultato e arbitrariamente trasformato andrebbe assorbito ed elaborato.
Ciò che L’Industria dell’Olocausto costituisce è un precedente e un punto di partenza, una forma discordante di analisi storica avulsa dall’onnipotente dogma accademico.

Senza scomodare (per l’amor di Dio!) negazionismo, neonazismo, antisemitismo e tutti quei termini di comodo che escono dal cappello ogni qual volta qualche coraggioso pioniere tenta di percorrere una strada diversa da quella che tutti noi crediamo di conoscere a Memoria.

L’Industria dell’Olocausto, di Finkelstein, casa editrice BUR Rizzoli

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