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01/2012

LUTHER BLISSETT – Q

articolo di Tiziano Marasco

Categorie Romanzo Storico

Se dovessi scegliere tre romanzi italiani, partoriti negli ultimi vent’anni e degni d’essere affidati alle generazioni future, non avrei dubbi nell’assegnare a questo romanzo uno di questi tre posti.
Ragion per cui non ho esitazione nel dedicare a Q il primo dei miei delirii su La magia di un libro.

Il romanzo è apparso al volgere del millennio e scritto dal fantomatico autore Luther Blissett (nome in realtà appartenuto ad un attaccante inglese del Milan anni 80), nome dietro cui si cela un altrettanto fantomatico collettivo di scrittori. Collettivo che poi si è ribattezzato Wu Ming, e qui dovremmo avere un’idea più nitida di chi si parla.  In cinese, Wu Ming vuol dire Senza Nome, quindi sorvolerò narrazioni sui quattro (un tempo cinque) componenti.
Sarà più utile, direte voi, che vi spieghi i motivi (plurimi) per cui Questo romanzo è per me fonte di sconfinata ammirazione. Facile.
Trattasi di, possiamo dire, romanzo storico. Ma un romanzo storico di stile abbastanza atipico, dato che è trattato come una delle spy story del ventesimo secolo. Prosa corrosiva e contenuto dissacrante, per capirci, lo stile del collettivo è più simile ad un miscuglio tra Dave Eggers e Ludlum piuttosto che a Massimo Manfredi. Ciò nonostante la cura per la ricostruzione del contesto storico è sopraffina, maniacale, come potrò in seguito spiegarvi.
1500, secolo di riforme protestanti. Il romanzo lo abbraccia nella sua interezza e lo descrive, con narrazione in prima persona, dal punto di vista di un eretico. Un eretico che non ha nome, dato che, braccato da una spia cattolica, è costretto di volta in volta a fuggire e assumere false identità. Inizialmente a Frankenhausen, dove partecipa alle prime sollevazioni evangeliche, poi a Munster, dove guida la rivolta degli anabattisti, soffocata nel sangue. Quindi ripara ad Anversa e partecipa ad una lunga serie di speculazioni finanziarie, facendo fallire alcune banche. La narrazione parte da qui, poiché il nostro eretico racconta i fatti di Munster ad Eloi, il ricco fiammingo che lo ospita e lo aiuta nelle frodi. Il protagonista sa già che una spia cattolica, dal fantomatico nome Q, lo insegue per rovinarne mosse.
Una volta scoperte le truffe olandesi l’eretico scappa in Svizzera  ed infine a Venezia, dove diffonde libri proibiti dalla chiesa. In ogni nazione, in ogni città, l’eretico cambia nome, (ed è per questo che nemmeno io gliene do uno).
E tutto il romanzo si sviluppa sulla corsa dell’eretico e di Q: ognuno cerca di scoprire chi sia l’altro, ed è proprio questa la grande forza che ci trascina avanti nella lettura, pagina dopo pagina, riga dopo riga.
A volte i due si incontrano di persona, ma senza rendersene conto.
Chi è la spia?
Una domanda che ricorre continua, ma alla quale è impossibile rispondere, per due semplici motivi: il primo è che in questo romanzo brulicano almeno 150 personaggi, ed è difficile reggere una simile profusione di nomi; in secondo luogo, buona parte di questi personaggi sono esistiti davvero. Thomas Muntzer, Jan di Leida, Jan Matthys e parecchie altre figure compaiono, prima che nel romanzo, nei nostri libri di storia. Ma non basta. Chi ci garantisce, ad esempio, che Eloi non sia esistito davvero? Nel 1500 diverse banche sono fallite per truffe ordite da olandesi e fiamminghi. A Venezia poi il protagonista ha diversi collaboratori che vengono arrestati dall’inquisizione; e chi ci garantisce che gli autori del libro non abbiano spulciato i verbali del tempo? Lo stesso cardinale Pietro Carafa, che guida le mosse di Q, è passato alla storia col nome di (papa) Paolo IV.
Insomma, alla fine del romanzo avrete la netta sensazione che gli unici personaggi inventati siano gli unici due senza un nome, il protagonista e l’antagonista. E questo è possibile solo grazie alla collaborazione di più uomini che sono riusciti a mettere insieme una trama mai pesante sebbene articolatissima.
Potrebbe bastare, non fosse che Luther Blissett ci ha lasciato una curiosa chiave di lettura indicando la sua opera come “Manuale di sopravvivenza per il post ’68”. Ed effettivamente c’è un filo doppio che qui collega l’Europa del XVI secolo all’Italia degli ultimi quarant’anni: il suo ’68 luterano, i suoi anni ‘70 di piombo che ricordano per violenza la rivoluzione di Munster, e così via. Lo stesso Carafa ricorda un po’ troppo da vicino il divo della politica italiana. O un ex presidente che, proprio negli anni ‘70, era solito infiltrare le sue spie nelle manifestazioni con il solo intento di farle fallire.
E a questo punto ritengo superfluo ogni altro invito alla lettura.

Q di Luther Blissett, casa editrice Einaudi

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I commenti (6)

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