C’è per caso in giro, nell’universo mondo qualcuno che non abbia mai pensato al principe azzurro? Quel semidio cha arriva, vi salva dalla vostra esistenza e tutto diventa meraviglioso, profumato e magico.
La principessa della nostra storia si trova in una situazione del genere. Ha avuto una “educazione reale” che non le permette di essere liberamente ciò che sente di essere e ha aspettato che il principe azzurro arrivasse per coronare il suo sogno d’amore e perfezione. E quindi da copione incontro con il principe perfetto, l’amore della sua vita, e poi, sempre da copione, improvviso cambiamento della situazione. Ovvero il principe diventa qualcuno che lei non riconosce più e che non la vuole.
Lei impazzisce cercando di salvare la storia, il suo amato marito, sicuramente è vittima di un sortilegio, va salvato, aiutato. Insomma, mi ripeto, ma è l’amore della sua vita, lei non può vivere senza di lui. Quindi comincia a cambiare tutto di lei, ad annullarsi, a dirsi che va bene così che lei troverà il modo di salvare quella storia, quell’amore meraviglioso.
E così si ostina a vivere nel sogno e anziché guardare le cose per quello che sono scappa e continua a chiedersi perché, a farsi travolgere dalle emozioni e dalle illusioni. Fino quasi a perdersi, anzi fino a perdersi proprio aggiungo io, non è che quasi ti perdi, se ti perdi ti perdi. Punto.
Alzi la mano chi non ha mai pensato sarò felice non appena….. i puntini li lascio, ognuno sa cosa inserirci.
Perché lo fa? Perché lo facciamo?
Perché confondiamo l’amore con altro?
Perché per essere felici abbiamo bisogno dell’amore di qualcuno?
Perché chiediamo all’altro di riempire i nostri vuoti?
Ma possiamo amare qualcuno se non amiamo noi stessi?
E cos’è l’amore?
Lavoro lungo e entusiasmante quello di trovare risposte, liberarsi da imposizioni, limiti e paure. Il percorso di una vita. Verso quella cosa strana e magica che chiamiamo amore.
La principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi dal proprio principe azzurro di Marcia Grad Powers, casa editrice Piemme













13/02/2012 alle 13:51
Bell’articolo, fa riflettere…