Io sono un ottimista. Ma un ottimista di quelli “seri”, che se si trovano a mare da soli con uno squalo alle spalle pensano “non mi morde, basta che non mi muova…”, poi quando mi morde una gamba e me la stacca penso “vabbè, ne ho un’altra…” ecc. Insomma, avete capito il tipo. Appena ho visto il titolo, potete immaginare la felicità: “Andrà tutto bene”. Ho pensato subito “Questo è il libro per me!”, al che lo apro e inizio a leggere. Dopo 5 pagine di prologo talmente pessimista da poter essere paragonato (per livello di pessimismo) a Leopardi, il titolo torna a confortarmi, “Andrà tutto bene”. Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo e mi ritrovo davanti un consiglio e un avviso: il consiglio è di “stracciare i fogli e bruciarli, se, come è normale provi nausea e irritazione nei confronti dello scrivente”. L’avviso è che, se proprio si vuole continuare la lettura, non ci si aspetti granchè da ciò che verrà: nè insegnamenti, nè una storia con un filo logico. Nonostante fossi tentato (lo ammetto) dal consiglio,
N.B. Nel prologo, ad aumentare la tentazione di bruciare il libro, è contenuta una frase che spero di non rileggere mai in vita mia… “Sai, non C’È L’HO con te”, roba da far venire i brividi anche al più indulgente dei lettori…
Dicevo, nonostante fossi tentato dal consiglio dell’autore (cui va dato il merito di definirsi umilmente “scrivente”) ho proseguito nella lettura, conoscendo poco a poco i personaggi ed in particolar modo i due protagonisti, descritti molto a fondo, Marco e Fabiana. Marco è il pessimista del prologo, quello che ad ogni starnuto pensa di avere un infarto (è davvero così esagerato, lo ammette lui stesso durante il corso della storia), Fabiana il suo Primo Vero Amore, nonchè una ragazza dal carattere deciso e con un passato duro alle spalle. La storia, proprio come indicava l’autore (o lo scrivente, come preferite) non è nulla di straordinario, ma non è neanche male come pensassi, lo stile è, almeno quando scrive Marco, a mio parere un pò ripetitivo. Alcune parole vengono usate troppo spesso e mi sembrano a volte essere anche fuori registro, inoltre ci sono davvero troppe troppe ripetizioni di espressioni (anche se queste sono EVIDENTEMENTE una scelta stilistica, secondo la mia modestissima opinione la scelta è stata una scelta infelice…) e troppe parole in inglese, che ritengo nelle intenzioni dell’autore vogliono far apparire giovane il romanzo, e invece contribuiscono quasi solo ad appesantire la lettura.
Ora, dopo tutto ‘sto papiello, concludo. I consigli che sento di poter dare sono 3, uno diretto alla casa editrice e due ai lettori di questa recensione. Alla casa editrice e/o all’autore consiglio di fare una bella revisione approfondita (oltre al CE L’HO a pagina 13, ci sono altri svarioni, anche se non di quella gravità, e non sono pochi, soprattutto nella prima metà del libro, e moltissime, davvero troppe congiunzioni – che forse sono una scelta stilistica, ed in quel caso, un’altra scelta infelice, sempre secondo me). Ai lettori di questa recensione, consiglio di leggere il libro solo se non si è schizzinosi riguardo lo stile (il riferimento è alla mancanza di una revisione accurata) e gli errori. Ultimo consiglio, e con questo chiudo davvero, è quello di leggerlo solo se sono amanti del genere “introspettivo”. Marco incarna in realtà una generazione, la nostra, piena di insicurezze, e per chi vuole studiarla “dall’interno” è una validissima fonte di informazioni. Se si cerca un libro dove l’azione regni sovrana, cercare altrove.













14/02/2012 alle 13:32
Scusa ma di cosa parla il libro? Leggendone la scheda non è che ci si aspetti un libro dove l’azione regni sovrana. Anzi. Sinceramente ci si aspetta un libro introspettivo.
14/02/2012 alle 13:44
Infatti è DECISAMENTE del genere introspettivo… anche quell’appunto finale sul fatto che il libro non fosse pieno d’azione viene fatto dall’autore stesso nel corso del libro :)
14/02/2012 alle 13:55
Mi pare di capire che la pecca del libro non sia tanto la trama,quanto tutto quello che in pratica la regge. Capisco i refusi,gli errori di stampa e compagnia bella,ma santo cielo,date uno straccio di rilettura al testo prima di diffonderlo!!! Queste cose mi fanno andare in bestia,se uno deve fare una cosa tanto per farla è meglio lasciar perdere! Non esprimo giudizi di merito perché il libro non l’ho letto,ma date le premesse mi è sparito pure quel vago briciolo di curiosità che potevo avere.
14/02/2012 alle 15:37
Ciao, mi chiamo Miryam Gison e sono uno degli “editori” de La Bottega delle parole (in realtà sono il presidente della suddetta associazione culturale che, tra le sue tante attività, pubblica anche autori esordienti), e sono la persona che si è occupata dell’editing del libro. Premetto, che sono “mortificatissima” dello scivolone a pagina 13 (c’è l’ho), che tu menzioni e che altro non è se non una svista. Ritengo infatti che qualunque persona, leggendo per intero il libro, capisca si tratti di un errore di battitura, un refuso e non una “conoscenza erronea” sia di autore che di editore.
Ti ringrazio del consiglio che ti sei sentito di dare ad entrambi, ma tengo a precisare che il libro è stato sottoposto ad un attento lavoro di editing, durato ben dieci mesi e che, sebbene ci siano refusi (che purtroppo possono capitare in qualunque libro), la nostra realtà editoriale è molto seria e convinta dell’importanza di un lavoro accurato sul testo. Purtroppo siamo esseri umani e l’errore può capitare, sfido chiunque a dire il contrario.
Per quanto riguarda la tua critica, a mio parere volta solo ad analizzare la forma più che la sostanza del libro (e quindi forse un po’ povera di contenuto), credo ti siano sfuggite alcune cose: l’eccessiva presenza di congiunzioni, frasi e/o parole ripetute, parole in inglese, sono una precisa scelta stilistica che, a parere di molti (abbiamo ricevuto infatti molte critiche favorevoli), si sposa perfettamente con il contenuto del testo. Secondo il mio modesto parere infatti, lo stile dell’autore è la perfetta manifestazione del messaggio che il libro vuole trasmettere e che forse non ha colpito e interessato chi predilige libri di altro genere e dunque di altro stile.
Ripeto, chiedo personalmente scusa per gli errori, cui tu accenni, ma non credo affatto che il nostro libro sia adeguato solo a lettori poco schizzinosi riguardo lo stile, che sottolineo, in tal caso, è del tutto idoneo al genere letterario cui il libro appartiene; credo infatti che lettori “raffinati”, amanti del genere introspettivo, possano tranquillamente apprezzare il libro “Andrà tutto bene” di Stefano Iannaccone, il quale posso assicurare possiede un’ottima penna e una brillante capacità di scrittura.
14/02/2012 alle 16:28
@Elisa Camillacci: farsi passare la curiosità prima ancora di leggerlo un libro, non è un comportamento tipico da amanti della lettura. E, in ogni caso, i giudizi diventano facilmente pregiudizi quando non si sa bene di cosa si sta parlando.
@Giuseppe Gallotta: se vuoi un consiglio da lettrice, quando fai le recensioni valuta anche l’autore e la casa editrice. Se l’autore è emergente e la casa editrice è piccola, è normale che ci siano errori. Ci sono anche nei libri della Feltrinelli e di Einaudi, ma tanto agli autori famosi certi lussi sono concessi, o no?
14/02/2012 alle 23:45
Rispondo brevemente vista l’ora. Nel caso in cui la risposta possa sembrarvi lacunosa o inadeguata, “just ask” e la integrerò a dovere. Cercherò di rispondere a tutti e, vista la gran quantità di temi, spero di non saltare nulla, ma non garantisco (anche causa la tarda ora).
@Elisa Camillacci: confermo, la trama non è male (anche se a mio parere, e ci tengo a sottolineare che è solo un parere personale, e come ogni parere ovviamente contestabile) solo un pò lenta (soprattutto per i ritmi a cui sono abituato io…”soprattutto”, non “solo”). Però se un po’ di curiosità l’avevi, leggilo, ribadisco che non è così male… Il mio resta, come detto prima, solo un parere personale.
@ Myriam Gison: di seguito riporto alcune parti del tuo messaggio alle quali cerco di rispondere punto per punto, per evitare incomprensioni.
“Ritengo infatti che qualunque persona, leggendo per intero il libro, capisca si tratti di un errore di battitura, un refuso e non una “conoscenza erronea” sia di autore che di editore.”
Non ho mai detto che si tratti di “conoscenza erronea” dell’editore e/o dell’autore… nella revisione l’ho definita “una frase che spero di non rileggere mai in vita mia” ed è effettivamente un mio desiderio. Non vedo scritto da nessuna parte che l’autore (o “scrivente”, come si autodefinisce) non sa scrivere o che l’editor non sa fare il proprio lavoro. Ho parlato di una revisione a mio parere poco accurata (anche se non ho usato direttamente queste parole).
“Ti ringrazio del consiglio che ti sei sentito di dare ad entrambi, ma tengo a precisare che il libro è stato sottoposto ad un attento lavoro di editing, durato ben dieci mesi e che, sebbene ci siano refusi (che purtroppo possono capitare in qualunque libro), la nostra realtà editoriale è molto seria e convinta dell’importanza di un lavoro accurato sul testo. Purtroppo siamo esseri umani e l’errore può capitare, sfido chiunque a dire il contrario.”
Che siamo esseri umani è innegabile, e tutti noi esseri umani facciamo degli errori. Nessuno ha chiesto a nessuno (a voi o ad altri) di essere perfetti, così come di certo non lo sono io… sono sicuro che se ora mi mettessi a rileggere le mie recensioni troverei anche lì degli errori (anche se credo, e spero, non gravi come quello, che ribadisco, rimane un caso isolato in quanto a gravità, nel libro… non voglio che si pensi che il libro è scritto tutto così…non sarei arrivato a leggere il finale se così fosse stato…) però se il libro è stato sottoposto a un “attento” lavoro di editing “durato ben dieci mesi”… qualche refuso in meno poteva starci pure…
“Per quanto riguarda la tua critica, a mio parere volta solo ad analizzare la forma più che la sostanza del libro (e quindi forse un po’ povera di contenuto), credo ti siano sfuggite alcune cose: l’eccessiva presenza di congiunzioni, frasi e/o parole ripetute, parole in inglese, sono una precisa scelta stilistica che, a parere di molti (abbiamo ricevuto infatti molte critiche favorevoli), si sposa perfettamente con il contenuto del testo.”
Non mi è sfuggito il fatto che le parole ripetute, le congiunzioni e le parole in inglese sono una scelta stilistica…l’ho scritto nella recensione, riporto testualmente (evidenziando in maiuscolo le parti rilevanti):
” lo STILE È, almeno quando scrive Marco, a mio parere un pò ripetitivo. Alcune parole vengono usate troppo spesso e mi sembrano a volte essere anche fuori registro, inoltre ci sono davvero troppe troppe ripetizioni di espressioni (anche se queste sono EVIDENTEMENTE una scelta stilistica, secondo la mia modestissima opinione la scelta è stata una scelta infelice…) e troppe parole in inglese, che ritengo nelle intenzioni dell’autore vogliono far apparire giovane il romanzo, e invece contribuiscono quasi solo ad appesantire la lettura.”
come vedi, parlo proprio di scelta stilistica…nella recensione definisco “lo STILE” ripetitivo…e se leggi attentamente, preciso anche che succede soprattutto quando parla Marco (Fabiana ha un altro stile…)
“Secondo il mio modesto parere infatti, lo stile dell’autore è la perfetta manifestazione del messaggio che il libro vuole trasmettere e che forse non ha colpito e interessato chi predilige libri di altro genere e dunque di altro stile.”
Questione di pareri… il mio parere, da lettore principalmente di altri generi (e l’ho sottolineato più volte), sembra non coincidere col tuo. Per me la parte “ripetitiva” (quella con molte parole in inglese, molte ripetizioni, molte congiunzioni, ecc, per capirci) è semplicemente ripetitiva, e in alcuni casi, se proprio vogliamo andare a fare i pignoli, bisognerebbe aiutare quelle ripetizioni con della punteggiatura, per farne comprendere anche meglio il ritmo (se sono ripetizioni dovute a “stress” o “disperazione” – notare le virgolette – oppure ripetizioni da “incanto” – inteso come quando uno si fissa su un punto sulla parete, ad esempio…)
Sempre a mio modestissimo parere (credo sia uno dei pareri più modesti in assoluto, non sono certo un recensore del Corriere o uno scrittore famoso…il mio è semplicemente il parere di un lettore, nulla di più) lo stile usato per Fabiana è praticamente perfetto, e le parti che la riguardano sono particolarmente piacevoli da leggere, è lo stile usato per Marco che proprio mi risulta ostico. Ribadisco: pareri, nulla di più.
@Sybil Vane:
ho valutato il fatto che la casa editrice non fosse la Feltrinelli, Einaudi o qualche altro colosso prima di recensire il libro, e ti dirò, ho trovato vari refusi anche in più di un libro di quei colossi dell’editoria. Le differenze tra quei refusi e quelli trovati qui sono principalmente due:
1) errori come “c’è l’ho” non ce ne sono (ma, ribadisco, è EVIDENTE che è una svista, è l’UNICO ERRORE GRAVE in tutto il libro…solo che su libri di Feltrinelli, ad esempio, non mi è mai capitato di leggerlo…)
2) sono, in proporzione, molti di meno. Questo libro conta precisamente 151 pagine, e di refusi ne ho trovati davvero molti (se vuoi lo rileggo e ti dico il numero esatto). In libri ben più voluminosi (parliamo di almeno il doppio o il triplo delle pagine) ne ho trovati parecchi di meno
Spero di aver risposto a tutti su tutti i punti, se volete altre risposte “just ask” (per dirlo in inglese) e quanto prima risponderò. Ci tengo a ribadire un’ultima volta che questa recensione, come ogni mia recensione è ESCLUSIVAMENTE IL MIO PARERE riguardo il libro letto, nulla di più, nulla di meno.
Se, ipoteticamente, non mi piacesse la Divina Commedia, ciò non significherebbe che la Divina Commedia è brutta, né che è scritta male, significherebbe semplicemente che non mi piace.
Buona notte a tutti e buona lettura
Giuseppe
15/02/2012 alle 07:57
Beh… È iniziato Sanremo e come tutti gli anni canzoni d’ amore… Leggi romanzi… Maggior parte d’ amore…. Ben venga un romanzo con uno spaccato di storia dei giorni nostri. Il mio giudizio finale lo vedo scenografato per un film.
15/02/2012 alle 07:59
Ho letto con curiosità la recensione. Nel momento in cui ho accettato di pubblicare il romanzo ero ben consapevole di mettermi in gioco… e di poter ricevere bocciature.
Tuttavia, mi sento di avanzare qualche considerazione: una critica puntuale dovrebbe comprendere il registro stilistico. Nella fattispecie avrebbe dovuto cogliere l’elemento principale della narrazione, ossia l’ironia (che affiora sin dalla copertina con il titolo ottimista Andrà tutto bene… corredato dall’immagine di un tentato suicidio). L’insegnamento giunge da insigni semiologi: se manca la condivisione dell’enciclopedia, è difficile la “comprensione” del testo.
Inoltre, non mi sembra che il romanzo sia presentato come un thriller (basta leggere la quarta): appartiene al genere contemporaneo, in cui si muovono protagonisti abbastanza reali.
Pertanto non ci sono sparatorie, delitti, inseguimenti spettacolari. Ci sono storie più o meno comuni. E mi permetto di aggiungere che ci sono tante storie (che possono non piacere, ovviamente).
Sulle scelte stilistiche della narrazione di Marco e Fabiana, c’è poco da aggiungere: si va nel campo dei giudizi totalmente personali, nella consapevolezza che si contrappongono due modalità diverse di scrittura; una più ridondante e nevrotica (Marco), l’altra più tradizionale (Fabiana). Sono ben conscio che il registro adottato con Marco possa risultare “sgradevole” (e in certo senso era il risultato che volevo conseguire, in particolare con chi non riesce ad “amare” o “capire” il personaggio). Ma, lo dico senza immodestia, in tanti hanno preferito Marco nella modalità di narrazione. Trattasi di opinioni, insomma.
Infine, sull’errore gravissimo, devo dire che mi dispiace da morire. Anche quando scrivo un articolo, cerco di essere scrupoloso sino all’ultima virgola per evitare refusi. Ho riletto decine di volte il romanzo prima di dare l’okay alla stampa, ma come si può immaginare le troppe letture sono “inutili”, perché a un certo non riesci più a “vedere” il testo.
Ps: garantisco che ogni singola parola non è mossa da “rancore”, ma solo dal piacere di confrontarmi, nella speranza di migliorare e “crescere”.
Stefano (lo scrivente di “Andrà tutto bene”)
15/02/2012 alle 08:08
Scusa ma io non ho capito: tu lo consigli o no? Perché dal primo messaggio sembra tanto che tu dica: non lo leggete la trama è così, così e soprattutto è scritto male (cit.consiglio di leggere il libro solo se non si è schizzinosi riguardo lo stile). Poi nella risposta sembra quasi il contrario.
Io lavoro da anni nel mondo dell’editoria e ti posso assicurare che, se quello che diceva l’editore è vero (10 mesi di editing), è assolutamente apprezzabile perché ti posso garantire che molto spesso, più di quanto ci si immagina, i libri vengono pubblicati senza nemmeno essere letti una volta.
Io personalmente ho letto il libro e mi sembra un libro attento e curato (ci sono alcuni refusi, ma io personalmente quando leggo un libro vedo se è bello e se è scritto bene, intendo lo stile), ovviamente io apprezzo tali generi di libri, capisco tranquillamente che a te non sia piaciuto.
Per quanto riguarda le ripetizioni, guarda che sono bene segnalate nel libro, se noti bene le frasi ripetute hanno un maggior rientro rispetto al testo. Giusta la tua riflessione sulla prosa di Fabiana e di Marco, quella di Marco credo sia volutamente ostica (lui è confuso e anche il suo linguaggio lo è) e il fatto che la parte di Fabiana sia di ottimo stile dimostra che l’autore sa scrivere bene e che il testo sia stato curato. Personalmente non condivido la tua critica, non perché non ti sia piaciuto, ma l’impressione che mi ha dato (posso anche essermi sbagliata), se non avessi letto il libro, è stata quella di dire: non lo leggete è un libricino scritto male.
15/02/2012 alle 08:14
Mi permetto di spendere un’ultima parola sulla tua risposta:
Non vedo scritto da nessuna parte che l’autore (o “scrivente”, come si autodefinisce) non sa scrivere o che l’editor non sa fare il proprio lavoro.
Io sono un editor e ti assicuro che se dici che il libro necessita di una revisione accurata, stai dicendo che l’editor non ha saputo fare il suo lavoro… almeno io la prenderei così
15/02/2012 alle 10:08
Un piccolo appunto al recensore del libro, molto attento ai refusi, cito la sua frase: “(anche se credo, e spero, non gravi come quello, che ribadisco, rimane un caso isolato in quanto a gravità, nel libro… non voglio che si pensi che il libro è scritto tutto così…non sarei arrivato a leggere il finale se così fosse stato…): Mi dispiace dirle che anche qui ci sono degli errori, avrebbe infatti dovuto scrivere “come quello che, ribadisco, ecc. ecc.” , la virgola andrebbe dopo il che, ribadisco è un inciso e dunque va tra due virgole, e che si collega a rimane. Cito ancora: “non voglio che si pensi che il libro è scritto tutto così”, mi perdoni ma qui l’errore è ben più grave: non voglio si pensi che il libro SIA ( non è) ecc. ecc. Fatte queste due premesse vorrei esprimere il mio parere sul libro, che ho letto. I giudizi sono sempre molto soggettivi e talvolta bisogna davvero stare attenti a ciò che si scrive e si dice: contrariamente a Lei, ad esempio, io ho apprezzato meno la parte di Fabiana, mentre ho trovato i capitoli su Marco, con le sue innumerevoli ripetizioni, più incisivi. Le ripetizioni servono a sottolineare un’ immagine o un concetto, talvolta quasi in modo ossessivo, perché è l’autore che vuole dare profondità a quel messaggio (positivo o negativo poco importa). Il libro ha un’ossatura solida, forse all’inizio un pò lento, per poi aprirsi ad un ritmo più incalzante. Chi scrive è come Lei un ottimista di natura, ma come molti altri giovani laureati, disoccupati, precari, anche io ho attraversato momenti di sconforto come quelli di Marco e i suoi pensieri (inutile nascondersi dietro la maschera dell’ottimismo) sono stati spesso anche i miei, e credo quelli di molti altri ragazzi. Credo, inoltre, che sia una buona lettura anche per gli adulti, che spesso pensano ai giovani come ad eterni immaturi e svogliati. Le espressioni in inglese non devono necessariamente far sembrare giovane il romanzo, ha pensato ad una chiave di lettura un po’ diversa? Io le ho interpretate come un’enfatizzazione dei modi di parlare di molti media, che da qualche anno in qua hanno dimenticato l’uso della lingua italiana, buttandosi sull’inglese o sul francese per creare frasi ad effetto (penso, solo per farle un esempio buffo, ad una Carla Bruni che, sebbene italiana, da quando ha sposato il presidente francese viene chiamata Carlà…; ma sono numerosi gli esempi in tal senso anche in campo politico ed economico). Mi perdoni se mi sono dilungata, ma francamente non ho apprezzato molto il suo intervento; fare una recensione significare parlare del libro, dell’autore, dello stile, del ritmo, del linguaggio, della trama. Lei ha dedicato tre righi a questo e quindici a dire che ci sono molti refusi… Si abbiamo capito, ci sono molti refusi ed è vero, ma non per questo il libro non si legge o non si può leggere. Un’ultima osservazione ha paragonato l’autore a Leopardi quanto a pessimismo, mica male per un esordiente…. Leopardi non è proprio un pivellino e in ultimo, forse ha delle conoscenze un po’ scolastiche su Leopardi, molti studi dimostrano che alla fine Leopardi non era poi così pessimista, anzi nella sua ultima composizione “La Ginestra”, il poeta vuole trasmettere proprio un messaggio di solidarietà e di apertura al futuro.
15/02/2012 alle 12:37
Se devo spendere dei soldi per un libro pretendo che almeno ci siano meno imperfezioni possibile,a prescindere da chi pubblica(certo è scusabilissimo l’errore umano,non siamo automi). Nessuno mi ha sentito dare giudizi sul merito proprio perche’ ho ben specificato che non ho letto il libro. Mi sono semplicemente basata su quello che ho letto nella recensione(che pur avendo riconosciuto dei meriti non si può dire che sia stata positivissima). Il libro è una vostra ‘creatura’ ed è naturale che lo difendiate,ma io dico che essere amanti della lettura non vuol dire leggere tutto indistintamente. Se un libro non mi attrae non lo compro e non lo leggo,punto. È vero,ho un pregiudizio,non ho mica paura di dirlo. Magari mi sto perdendo un pregevole contributo alla letteratura,chi lo sa.
15/02/2012 alle 13:44
Devo ammetterlo, tutti questi battibecchi mi hanno fatto venire voglia di leggere il libro..ottima pubblicità!
Quando un libro non piace e si ha il coraggio di comunicarlo apertamente si è sempre inevitabilmente messi sotto giudizio, mi è capitato tantissime volte di leggere recensioni che distruggevano libri che io avevo invece amato e in quelle occasiono ho pensato ” non è possibile che non abbia colto il significato profondo delle parole scritte..era bellissimo! “. Bisogna rassegnarsi al fatto che i lettori hanno giustamente passioni letterarie e soprattutto sensibilità differenti. I libri sono belli perchè sono vari…ce n’è per tutti i gusti!!
15/02/2012 alle 14:17
Voglio un attimo spendere due parole in difesa di Giuseppe Gallotta, che sembra sia stato quasi “attaccato” da più parti.
Innanzitutto, e mi scuso di non averlo fatto prima, ti ringrazio per l’attenzione che ci hai dedicato e per la conseguente recensione.
In secondo luogo mi dispiace di aver scatenato questa discussione (anche se, come ha rilevato Michela, sì è quasi trasformato in un battibecco che, paradossalmente, va a nostro vantaggio); spero vivamente che tu non abbia valutato la mia risposta come un attacco nei tuoi confronti.
Mi sono permessa di rispondere e dilungarmi perché volevo fosse chiaro a tutti che il lavoro c’è stato, al di là del risultato.
Ovviamente è giusto e naturale che il libro possa non piacere, spero di poterti allettare in futuro con altre nostre pubblicazioni, e, soprattutto, mi auguro che tu abbia voglia di dedicarci ancora il tuo tempo e la tua attenzione.
15/02/2012 alle 17:30
Forse il punto della questione è un altro…Io credo che sia apprezzabile che una persona esprima il suo giudizio se un libro non è piaciuto, ma è sempre il modo in cui lo si fa che ne determina il senso. Anche io sono un lettore attento, amante della bella scrittura che poco tollera gli errori, ma nel momento in cui si mettono in evidenza certi aspetti e con un tono che appare per lo più negativo, si rischia di stroncare totalmente un lavoro che magari può avere anche delle buone qualità sotto altri punti. Va bene la soggettività quando si legge un libro (i gusti sono gusti non c’è nulla da fare), ma l’obiettività dovrebbe essere sempre una linea guida quando si decide di scrivere di un libro e presentarlo ad altri. Una critica oggettiva, fatta a 360 gradi, di sicuro diventa più costruttiva e utile.
P.S. Io non ho letto il libro e sinceramente non so se lo farò perché non rientra nei generi che preferisco, ma il titolo mi sembra molto suggestivo e in linea con i nostri tempi. Forse, in un particolare momento della mia vita, potrebbe anche essere una mia scelta.
15/02/2012 alle 20:44
Rieccomi. Non pensavo in un giorno di trovare tanti post a cui rispondere. Cercherò di non deludere nessuno :)
Rispondo in ordine cronologico e, dove possibile e/o necessario, punto per punto.
@Antonio: probabilmente come film renderebbe più di quanto renda il libro. Spero che ne ricavino una pellicola (e lo auguro all’autore, di tutto cuore).
@Stefano Iannaccone (rispondo punto per punto):
“mi sento di avanzare qualche considerazione: una critica puntuale dovrebbe comprendere il registro stilistico. Nella fattispecie avrebbe dovuto cogliere l’elemento principale della narrazione, ossia l’ironia (che affiora sin dalla copertina con il titolo ottimista Andrà tutto bene… corredato dall’immagine di un tentato suicidio). L’insegnamento giunge da insigni semiologi: se manca la condivisione dell’enciclopedia, è difficile la “comprensione” del testo.”
Mi pare di aver colto l’ironia e la contraddizione tra l’immagine e il titolo e che più in generale pervade il libro, soprattutto a livello di registro. Nella parte iniziale della recensione scrivo (cito testualmente):
“[...] Appena ho visto il titolo, potete immaginare la felicità: “Andrà tutto bene”. Ho pensato subito “Questo è il libro per me!”, al che lo apro e inizio a leggere. Dopo 5 pagine di prologo talmente pessimista da poter essere paragonato (per livello di pessimismo) a Leopardi, il titolo torna a confortarmi, “Andrà tutto bene”. Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo e [...]”
Mi pare di aver trasmesso (o quantomeno di averci provato) quella contraddizione di cui parli e alla quale già la copertina rimanda; magari non sono riuscito a trasmetterla, ed in tal caso mi dispiace.
“Inoltre, non mi sembra che il romanzo sia presentato come un thriller (basta leggere la quarta): appartiene al genere contemporaneo, in cui si muovono protagonisti abbastanza reali.
Pertanto non ci sono sparatorie, delitti, inseguimenti spettacolari. Ci sono storie più o meno comuni. E mi permetto di aggiungere che ci sono tante storie (che possono non piacere, ovviamente).”
Anche qui, non mi sembra di aver scritto che il romanzo si presenta come un thriller o un giallo, ma credo di aver capito a cosa ti riferisci… alla mia frase di chiusura ” Se si cerca un libro dove l’azione regni sovrana, cercare altrove.” ? (chiedo, proprio come te, senza alcun “rancore”, ma solo per essere sicuro di aver capito bene)
@Maria di Taranto (anche qui rispondo, o tento di rispondere, punto per punto):
“Scusa ma io non ho capito: tu lo consigli o no? Perché dal primo messaggio sembra tanto che tu dica: non lo leggete la trama è così, così e soprattutto è scritto male (cit.consiglio di leggere il libro solo se non si è schizzinosi riguardo lo stile). Poi nella risposta sembra quasi il contrario.”
Lo consiglio agli amanti del genere. A quelli che non amano il genere introspettivo non mi sento di consigliarlo. Per loro (secondo il mio parere) potrebbe essere un libro come un altro, con il 50% di possibilità che piaccia e il 50% di possibilità che non piaccia. Per gli amanti del genere, invece, per me è da stra-consigliare.
“Io lavoro da anni nel mondo dell’editoria e ti posso assicurare che, se quello che diceva l’editore è vero (10 mesi di editing), è assolutamente apprezzabile perché ti posso garantire che molto spesso, più di quanto ci si immagina, i libri vengono pubblicati senza nemmeno essere letti una volta.”
Non fatico a crederti. Una volta mi è capitato di leggere un libro tradotto dal francese, al momento mi sfugge quale il libro fosse, ma mi sento di garantirti che era distribuito (non so se lo è ancora) da una grossa casa editrice, era parte di una famosa collana di gialli… Dicevo, una volta mi è capitato di leggere questo libro ed era tradotto DAVVERO MALE, o meglio, la “versione italiana” era scritta in un italiano davvero pessimo, non so di chi fosse la colpa, se del traduttore o del/i revisore/i o di chi, ma mi fu davvero difficile arrivare alla fine. Il libro lo lessi tutto perché la STORIA (leggasi trama) lo meritava, ma il libro fu davvero pesante da leggere. Chiudo la parentesi personale. Questo piccolo “aneddoto” (passatemi il termine) era semplicemente per confermare che non stento a credere al fatto che, se vera la storia dei 10 mesi di editing, tanto lavoro sia apprezzabile e forse addirittura encomiabile, e che capiti che dei libri vengano distribuiti senza revisione alcuna.
“Io personalmente ho letto il libro e mi sembra un libro attento e curato (ci sono alcuni refusi, ma io personalmente quando leggo un libro vedo se è bello e se è scritto bene, intendo lo stile), ovviamente io apprezzo tali generi di libri, capisco tranquillamente che a te non sia piaciuto.”
Questa ritengo sia una cosa piuttosto personale. Nel senso che alcuni notano più certi aspetti, tipo lo stile o la divisione in capitoli (dico per dire), altri invece notano maggiormente altre caratteristiche o altri aspetti, tipo gli errori o magari qualche frase che risalta particolarmente per l’eleganza o per la bruttezza. Personalmente, in ogni libro mi colpisce qualcosa di diverso. In questo caso specifico, quell’errore non sono riuscito a non notarlo, forse anche per il fatto che, essendo abituato ad un altro genere di libri e ad altri ritmi, la storia mi ha “preso” meno del solito e l’occhio mi è caduto più sugli errori, ma ripeto, per me è una cosa piuttosto personale. Ad ognuno colpisce qualcosa, no? Non è anche questo il bello dei libri?
“Per quanto riguarda le ripetizioni, guarda che sono bene segnalate nel libro, se noti bene le frasi ripetute hanno un maggior rientro rispetto al testo.”
Vero. Chiedo scusa, non lo avevo notato.
“Giusta la tua riflessione sulla prosa di Fabiana e di Marco, quella di Marco credo sia volutamente ostica (lui è confuso e anche il suo linguaggio lo è) e il fatto che la parte di Fabiana sia di ottimo stile dimostra che l’autore sa scrivere bene e che il testo sia stato curato.”
Ma infatti (come ho scritto nel mio commento precedente) non ho mai detto che l’autore non sa scrivere, né che il testo non sia stato AFFATTO curato. Ho fatto notare l’errore “clamoroso” e ho consigliato, visti i comunque numerosi altri refusi, una revisione più approfondita. Tutto qui. Non ho detto che il libro non è stato ASSOLUTAMENTE curato, attenzione. Ho solo suggerito una PIU’ ATTENTA revisione. Aggiungo (anzi, ribadisco, visto che già l’ho detto nel commento precedente) che se c’è stato un editing di 10 mesi, era lecito aspettarsi qualche refuso in meno…
“Personalmente non condivido la tua critica, non perché non ti sia piaciuto, ma l’impressione che mi ha dato (posso anche essermi sbagliata), se non avessi letto il libro, è stata quella di dire: non lo leggete è un libricino scritto male.”
Forse ho scritto male io la recensione, non è certo da escludere, dato che (come tutti noi che stiamo commentando) sono umano anche io. Come ho scritto poco più su, in questo stesso commento, quello che volevo dire, detto moooolto in sintesi è: “Lo consiglio agli amanti del genere. Agli altri potrebbe tanto piacere quanto non piacere.”
@Maria di Taranto (secondo messaggio)
“Non vedo scritto da nessuna parte che l’autore (o “scrivente”, come si autodefinisce) non sa scrivere o che l’editor non sa fare il proprio lavoro.
Io sono un editor e ti assicuro che se dici che il libro necessita di una revisione accurata, stai dicendo che l’editor non ha saputo fare il suo lavoro… almeno io la prenderei così”
Ma le revisioni non le fanno i revisori? Io so (magari sono male o poco informato) che gli editor “aiutano” nella stesura del libro, “suggeriscono”, non che fanno una vera e propria revisione (intesa come “controllo di punteggiatura, rientri, grammatica, ecc.”)
Nel caso l’editor (o LA editor, o GLI editor) del libro l’avessero presa così, chiedo scusa, non era mia intenzione offenderli, né accusarli di incapacità. Le mie più sentite scuse.
@ Angela (vista la lunghezza del messaggio, rispondo punto per punto):
“Un piccolo appunto al recensore del libro, molto attento ai refusi, cito la sua frase: “(anche se credo, e spero, non gravi come quello, che ribadisco, rimane un caso isolato in quanto a gravità, nel libro… non voglio che si pensi che il libro è scritto tutto così…non sarei arrivato a leggere il finale se così fosse stato…): Mi dispiace dirle che anche qui ci sono degli errori, avrebbe infatti dovuto scrivere “come quello che, ribadisco, ecc. ecc.” , la virgola andrebbe dopo il che, ribadisco è un inciso e dunque va tra due virgole, e che si collega a rimane. Cito ancora: “non voglio che si pensi che il libro è scritto tutto così”, mi perdoni ma qui l’errore è ben più grave: non voglio si pensi che il libro SIA ( non è) ecc. ecc.”
La ringrazio (visto che mi dà del Lei, non mi avventuro a darLe del tu) delle correzioni. Molto simpatico e ironico questo inizio di intervento. Se mi permette, ricambio. Il primo “appunto” non è del tutto corretto e non per un solo motivo, né per due, bensì per tre motivi. (ri-cito per comodità la prima parte del suo messaggio)
“anche se credo, e spero, non gravi come quello, che ribadisco, rimane un caso isolato in quanto a gravità, nel libro… non voglio che si pensi che il libro è scritto tutto così…non sarei arrivato a leggere il finale se così fosse stato…” (frase mia)
(commento) “Mi dispiace dirle che anche qui ci sono degli errori, avrebbe infatti dovuto scrivere “come quello che, ribadisco, ecc. ecc.” , la virgola andrebbe dopo il che, ribadisco è un inciso e dunque va tra due virgole, e che si collega a rimane. ”
I tre motivi che menzionavo qualche riga sopra sono i seguenti:
1) l’inciso non è solo ribadisco, ma anche il che
2) la virgola che avevo messo lì
3) come menzionato all’inizio del mio commento, era ora tarda
Spero mi voglia perdonare per tanti errori, tra l’altro presenti a causa della mancanza di una revisione (a quell’ora non mi pareva il caso). Sperando che mi abbia perdonato, mi accingo a rispondere al resto del commento.
“Fatte queste due premesse vorrei esprimere il mio parere sul libro, che ho letto. I giudizi sono sempre molto soggettivi e talvolta bisogna davvero stare attenti a ciò che si scrive e si dice: contrariamente a Lei, ad esempio, io ho apprezzato meno la parte di Fabiana, mentre ho trovato i capitoli su Marco, con le sue innumerevoli ripetizioni, più incisivi. Le ripetizioni servono a sottolineare un’ immagine o un concetto, talvolta quasi in modo ossessivo, perché è l’autore che vuole dare profondità a quel messaggio (positivo o negativo poco importa). Il libro ha un’ossatura solida, forse all’inizio un pò lento, per poi aprirsi ad un ritmo più incalzante. Chi scrive è come Lei un ottimista di natura, ma come molti altri giovani laureati, disoccupati, precari, anche io ho attraversato momenti di sconforto come quelli di Marco e i suoi pensieri (inutile nascondersi dietro la maschera dell’ottimismo) sono stati spesso anche i miei, e credo quelli di molti altri ragazzi. Credo, inoltre, che sia una buona lettura anche per gli adulti, che spesso pensano ai giovani come ad eterni immaturi e svogliati.”
Per l’appunto quello che, tra le altre cose, dicevo più su, che è prevalentemente una questione di gusti. A me è piaciuta più la parte riguardante Fabiana, lei ha preferito quella su Marco. Qualcuno disse “de gustibus non disputandum est”. Mi permetto di ribadire indegnamente il concetto.
“Le espressioni in inglese non devono necessariamente far sembrare giovane il romanzo, ha pensato ad una chiave di lettura un po’ diversa? Io le ho interpretate come un’enfatizzazione dei modi di parlare di molti media, che da qualche anno in qua hanno dimenticato l’uso della lingua italiana, buttandosi sull’inglese o sul francese per creare frasi ad effetto (penso, solo per farle un esempio buffo, ad una Carla Bruni che, sebbene italiana, da quando ha sposato il presidente francese viene chiamata Carlà…; ma sono numerosi gli esempi in tal senso anche in campo politico ed economico).”
Non avevo pensato a questa chiave di lettura, che tanto quanto la mia (ma forse riflettendoci su, anche più della mia) è plausibile ed interessante. Avevo pensato immediatamente alla funzione di “rendere giovane il testo” per l’età del protagonista, ma a questo punto, visto che tra i commenti ce n’è anche uno dell’autore, mi permetto di chiedere numi direttamente a lui. Signor Iannaccone, sveli il mistero, la prego :)
“Mi perdoni se mi sono dilungata [...]”
Ci mancherebbe altro, “nessuno ci corre appresso”, come diciamo dalle mie parti.
“[...] ma francamente non ho apprezzato molto il suo intervento; fare una recensione significare parlare del libro, dell’autore, dello stile, del ritmo, del linguaggio, della trama. Lei ha dedicato tre righi a questo e quindici a dire che ci sono molti refusi… Si abbiamo capito, ci sono molti refusi ed è vero, ma non per questo il libro non si legge o non si può leggere.”
Non sottolineo gli errori che Lei ha commesso in queste righe, Le faccio solo notare che ne ha commessi anche Lei (come vede, una revisione può tornare utile a tutti, tanto a me quanto a chiunque altro) e le rispondo riguardo la recensione. Io l’ho articolata così:
- introduzione
- presentazione del contrasto mostrato in copertina
- descrizione della trama
- “ripetizioni” e scelte stilistiche varie
- i 3 consigli finali
Sulla trama sono stato molto sintetico principalmente per 2 motivi:
1) non svelare troppo (anche se in effetti, come dice l’autore, è più una “serie di fatti” che una storia con un filo logico – le parole non sono esattamente queste, ma il senso sì)
2) come avrà già intuito, non mi ha colpito particolarmente
“Un’ultima osservazione ha paragonato l’autore a Leopardi quanto a pessimismo, mica male per un esordiente…. Leopardi non è proprio un pivellino e in ultimo, forse ha delle conoscenze un po’ scolastiche su Leopardi, molti studi dimostrano che alla fine Leopardi non era poi così pessimista, anzi nella sua ultima composizione “La Ginestra”, il poeta vuole trasmettere proprio un messaggio di solidarietà e di apertura al futuro.”
“Non era poi così pessimista” ma manco il più ottimista al mondo eh… si parla comunque sempre di pessimismo cosmico…
@La bottega delle parole (Myriam, suppongo):
ci mancherebbe, è comunque pur sempre un piacere, poi che il libro piaccia o no è un altro conto, ma poter dare il proprio contributo, recensire un libro, esprimere un’opinione… ritengo ne valga sempre la pena. Che il lavoro ci sia stato non lo metto in dubbio, è il risultato quello di cui si “discute”.
Spero anche io di leggere altre vostre pubblicazioni, magari dei thriller, chissà, magari mi piaceranno di più :)
(Scusate se mi sono dilungato, ma erano tanti i commenti a cui rispondere…)
Buona lettura a tutti
Giuseppe
15/02/2012 alle 22:58
Mi diverto a punzecchiare e polemizzare e l’ho fatto anche con te (ci mancherebbe se non puoi darmi del tu), non voglio dilungarmi sui refusi, era uno scherzo, ma ribadisco il che è collegato a rimane, prova a leggere la frase senza “che ribadisco”, sarebbe “quello rimane” , invece di ” quello che rimane”. Stavo giocando (anche se gli errori sono veri e noto che hai un pó di problemi in genere con il condizionale, ma non voglio indicarteli perché non è un attacco alla tua scrittura, ci mancherebbe). Ovviamente il libro puó non piacere, ci mancherebbe, peró la tua recensione mi è sembrata un pó piú polemica che oggettiva. Forse come dici non sei stato coinvolto dalla trama e dunque sei stato piú attento ai refusi che al contesto. Non mi è piaciuta la tua continua insistenza, quasi aggressiva. Ci sono modi e modi. Avresti anche potuto dire ” nonostante i molti refusi presenti nel libro, lo consiglio o lo sconsiglio perché. .. E avresti spiegato i motivi. Cosí sembra “non lo comprate, non ne vale la pena”. E invece io dico
15/02/2012 alle 23:06
P.S. Scusa mi è partito l’invio. Volevo solo concludere, senza piú polemizzare con te, che io l’ho trovato un bel libro. Ci sono certo delle imperfezioni, ma alla il fine il libro risulta gradevole alla lettura e soprattutto molto profondo, specie in alcune riflessioni interiori di Marco e di qualche altro personaggio.
16/02/2012 alle 20:53
Salve, Io sono tra quelli che hanno letto il libro, e devo essere sincera, sarà per sbadataggine, sarà perché non faccio parte di quei lettori “schizzinosi”, ma io di questo errore, così come di altri non me ne sono proprio accorta, molto probabilmente perché sono una di quelle lettrici che quando iniziano a leggere un nuovo libro cercano di catapultarsi nella storia, di farsi prendere e rapire da ciò che un autore racconta. E questo libro è riuscito a trasmettermi qualcosa, mi sono vista in delle storie, in delle persone, e in certi eventi. Forse ho trovato un po’ eccessivo il pessimismo che lo contraddistingue che poi è ciò che caratterizza la nostra generazione, ma devo dire che ho apprezzato lo stile, l’ironia e la modernità del racconto. È stata una lettura piacevole e vorrei dare anche io un consiglio: a volte per farsi un’idea precisa delle cose bisogna viverle e lo stesso vale per i libri! Quindi che dirvi, al di là della forma il libro ha molta sostanza! Vi auguro buona lettura!
16/02/2012 alle 20:58
Ah! volevo aggiungere che non conosco personalmente l’autore (questo per allontanare qualsiasi dubbio sul fatto che difenda il libro perchè magari sono un’amica o un parente), ma ho avuto modo di accompagnare un’amica a una sua presentazione e, visto che mi aveva interessato ciò di cui si parlava, ho deciso di acquistare una copia del libro e leggerlo.