Jack Kerouac, Sulla strada: anime irrequiete.
Perché questo mi sono sembrati i protagonisti di questo romanzo iconico di un’intera generazione, anime irrequiete in cerca di qualcosa a cui non sanno dare un nome.
[...] Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare. [...]
Per cui, nel tentativo di capire cosa stanno cercando, inseguono innanzitutto parecchi ideali e parecchie donne: sono tutti un po’ scrittori, un po’ poeti, un po’ filosofi dell’ultima ora, un po’ ragazzini che inseguono il divertimento e un po’ adulti che non sanno affrontarne le conseguenze.
Dean Moriarty, il protagonista assoluto del libro, l’idolo del narratore, il suo migliore amico e la persona il cui stile di vita tuttavia non riesce a condividere del tutto è un ragazzo a dir poco complessato: ha passato tutta la giovinezza o in riformatorio o a tirar fuori il padre di prigione; all’interno del romanzo si sposa tre volte mi pare, ha più donne (e figli) di quante riesca a star dietro, non ha un soldo e cambia talmente tanti lavori che ho perso il conto.
Come afferma anche il narratore, Sal-Kerouac, Dean è una di quelle persone che bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio.
Ma Dean èanche il più felice di tutti: nonostante i momenti di malinconia assoluta che vive (e con assoluta intendo proprio una malinconia quasi filosofica) non leggere mai all’interno delle pagine una lamentela pronunciata dalla sua voce immaginaria. Riesce ad emozionarsi vedendo un vecchio autostoppista al mrgine della strada, o le montagne davanti a lui mentre guida solo per la strada, al punto da piangere e svegliare il suo compagno di viaggi Sal Paradise.
Un compagno di viaggi che è innamorato ( platonicamente, Kerouac non ha bisgono di certe maliziosità per rendere interessante il loro rapporto) dell’anima di Dean, del suo modo di vedere il mondo e di viverlo: un po’ “fearless” e un po’ ingenuo.
Nella mia mente erano comparsi ricordi scolastici di lezioni di letteratura inglese in cui appunto si presentava il romanzo come l’icona della beat generation: il romanzo che ha datoil via ad un nuovo e rivoluzionario modo di essere.
Ma già dalle prime pagine mi sono accorta di una cosa: è un libro che secondo me non possiamo capire. Un modo di pensare e di approcciarsi al mondo troppo diverso; l’unica cosa che è possibile fare, o almeno che io sono riuscita a fare, è buttarcisi dentro come ci si getterebbe all’interno di un fantasy, immergersi nella trama, nei dialoghi, nei bar malafamati e in macchina con loro per le strade dell’America per poi uscirne un po’ invidiosi e secondo me un po’ più sognatori.
ps: ho già comprato la versione originale in inglese, perchè in italiano è scritto in maniera veramente particolare, complicata e al limite della poesia in alcuni passaggi, quindi in inglese deve proprio valerne la pena.
Sulla strada di Jack Kerouac, casa editrice Mondadori










17/04/2012 alle 11:49
concordo pienamente, e mi dovrai prestare la versione in inglese!
17/04/2012 alle 12:06
ma certo, appena avrò finito di leggerlo!
17/04/2012 alle 12:13
Proprio per l’estraneità di cui parli a circa metà lettura ho chiuso il libro e non l’ho aperto più. Mi fa piacere, almeno, non essere il solo ad averla notata.
17/04/2012 alle 12:16
eh no, è stata la prima cosa che ho notato, dopo poche pagine. Però mi ha attratto lo stesso, un po’ come può piacere Harry Potter, perchè è un mondo completamente diverso dal nostro. E c’era un pizzico di invidia devo ammettere….
22/04/2012 alle 01:38
Chi non conosce la vita ama il sentiero.